venerdì 23 novembre 2012

ERASMUS docet: di stereotipi, leggende metropolitane e falsi miti


Il paradiso è un poliziotto inglese, un cuoco francese, un meccanico tedesco, un amante italiano: il tutto organizzato dagli svizzeri. 
L'inferno è un cuoco inglese, un meccanico francese, un poliziotto tedesco, un amante svizzero e l'organizzazione affidata agli italiani.


Questa vecchia  storiella l'abbiamo vista circolare centinaia di volte.
Ma è davvero così?
In base alla mia personale esperienza (in Erasmus e rinforzata dai vagabondaggi successivi) ho provato a stilare un mio elenco personale di stereotipi, preconcetti, leggende metropolitane e falsi miti sulle varie nazionalità, Europee e non.
In tono assolutamente bonario, per cui speriamo che non si offenda nessuno.

I francesi sono antipatici e se la tirano un casino.
Diciamo che i nostri cugini d'Oltralpe non riscuotono grandi simpatie. Poverini però, non è colpa nostra (nè loro) se abbiamo gli stessi punti forti: cibo, alta moda, cultura, bellezze naturali. La bouillabaisse eterna rivale del caciucco, Dior contro Armani, Tour Eiffel o Colosseo, la Provenza batte la Toscana? La risposta è, ça va sans dire, ovvia: siamo meglio noi. Ma loro sono convinti del contrario*. Io ho avuto la (s)fortuna di sbarcare in Francia pochi mesi dopo la finale dei mondiali 2006, quando la tensione era ancora papabile. E per iniziare col piede giusto, ho ben pensato di fornirmi del portachiavi giusto: Champion du monde, ovviamente in francese. 

Gli inglesi mangiano solo schifezze.
E' vero, ho visto con questi miei occhi delle ragazze scozzesi mangiare (proseguire la lettura solo se NON si è deboli di stomaco) spaghetti scotti conditi con ketchup e emmenthal grattugiato. Però ci sono anche le eccezioni: le mie amiche inglesi dell'Erasmus cucinavano davvero bene, e mi hanno insegnato ottime ricette come la carrot&coriander soup, il curry (a detta della mia amica Emma, è il piatto nazionale britannico), lo stufato di verdure, la shepherd's pie e il cauliflower cheese. Ahimè, il loro peggior difetto ai fornelli è pensare che l'equazione di più=più buono sia una verità rivelata. La mia amica Laura, entusiasta del risotto che le avevo insegnato a fare, per farmi vedere come aveva imparato bene me ne ha propinato uno con funghi, peperoni, piselli, salsiccia, pancetta, panna e gorgonzola. Ah, c'era anche del riso. 

I tedeschi sono maniacalmente ordinati e precisi.
E' vero, ed è per questo che li amo. Ma soprattutto, questo NON è un difetto! :-D

Gli spagnoli sono sempre de fiesta.
E' vero, tutti gli spagnoli che ho conosciuto, con pochissime eccezioni, sanno come divertirsi. E alla grande.
Sono anche parecchio rumorosi, perchè di solito si muovono in massa (non solo loro), gli piace ridere tanto e parlare ad alta voce (ci ricorda qualcuno?!) ed hanno una lingua che si presta intrinsecamente a generare decibel di rumore (ho detto spagnoli, non italiani!). Dov'è la fregatura? Che, se non parli spagnolo, difficilmente riuscirai a comunicare con loro (e quindi ad essere incluso nei loro festoni galattici). Ecco perchè il 99,9% degli italiani torna dall'erasmus che pala perfettamente spagnolo, non importa se sia stato a Utrecht, Turku, Uppsala o Lipsia.

Gli scandinavi sono tutti biondi con gli occhi azzurri.
Non proprio: ho conosciuto una ragazza finlandese coi capelli castani e gli occhi scuri. Suo padre è egiziano.
E una ragazza svedese castana con gli occhi grigi. Suo padre è greco.

Gli italiani sono i più pulizia-maniaci.
E qui, non volendo davvero offendere nessuno (dare del lurido zozzone a qualcuno è difficilmente interpretabile in tono bonario), mi limiterò ad un elenco al contrario, ovvero cosa noi italiani NON faremmo mai. Gli altri, ovviamente, lo fanno (anche qui sono testimone oculare). Di nuovo, chi è debole di stomaco può esimersi dal proseguire.
NON giriamo scalzi in cucina di domenica, dopo che venerdì e sabato sera c'è stata l'Apocalisse e 3/4 dell'alcol/cibo della festa è ancora lì vivo e vegeto sul pavimento. Soprattutto, poi NON ci infiliamo nel letto senza esserci prima disinfettati i piedi con l'acido muriatico.
NON affettiamo il pane e le verdure direttamente sul tavolo comune di un piano dove vivono 20 persone o, comunque, non prima di averlo disinfestato col napalm.
NON giriamo scalzi per le docce e gli spogliatoi delle piscine coperte.
NON teniamo lo stesso paio di mutande per 4 giorni di fila.
NON pensiamo che lo scopino del cesso sia lì solo per bellezza.
NON mettiamo il pane direttamente sul rullo della cassa al supermercato senza alcuna ombra di sacchetto, nè ce lo portiamo in giro sotto le ascelle.
NON mangiamo patate e carote con la buccia (e se proprio le laviamo prima).
NON ci togliamo le scarpe a lezione, laciando che i nostri piedi (rigorosamente scalzi, estate e inverno) espandano il proprio effluvio pestilenziale nel raggio di mezzo kilometro.
NON dimentichiamo pentole sporche in cucina per settimane affinchè ci cresca dentro un vivaio di muffa.
NON pensiamo che i capelli intasati nel lavandino e nella doccia si scioglieranno magicamente da soli.
NON pensiamo che il bagno si autopulisca da solo, nemmeno se aspettiamo un mese. Soprattutto se lo usiamo in quattro tutti i giorni.

Ce ne sono tante altre, di leggende metropolitane più o meno vere. Gli irlandesi bevono letteralmente come spugne, ma sono in tanti a contendergli il primato, dai tedeschi agli inglesi, dagli italiani (eh sì...) ai polacchi. Gli austriaci non li considera mai nessuno perchè pensano che siano tedeschi. Come per i belgi, che o sono francesi o sono olandesi. I portoghesi sono schivi e si manifestano poco, ma quando li scovi riservano piacevolissime sorprese (soprattutto i rappresentanti maschili). I polacchi non amano i tedeschi per ragioni ataviche di rivalità belliche; non amano i russi per lo stesso motivo; non amano gli altri Paesi dell'Est perchè troppo simili a loro; non amano quelli dell'Europa Occidentale perchè non sono abbastanza simili a loro, insomma gli stanno tutti antipatici. E via dicendo.

Però, è anche questo il bello della multiculturalità e del vivere assieme: si assimilano pregi e difetti, ci si osserva con occhio disincantato, si apprezza quello che si ha e si migliora quello che non si ha. Si impara a conoscere sè stessi dal confronto/incontro/scontro con gli altri.
 Grazie Erasmus, per aver fatto dell'Europa un grande cortile dove ci si incontra per giocare, spettegolare, rincorrersi, innamorarsi, farsi i dispetti con gli altri, siano questi i vicini del piano di sopra o del palazzo dirimpetto, i francesi d'oltralpe o gli spagnoli della sponda opposta del Mediterraneo.



 

 

*I francesi non mi sono simpaticissimi, è vero. Ciò non toglie che la Francia sia un Paese bellissimo, che io sia ghiotta di galettes de blé, pains au chocolat e iles flottantes, che sia innamorata della Costa Azzurra, che adori parlare (e ascoltare) il francese, che abbia passato una delle più belle vacanze della mia vita in Normandia e Bretagna.

5 commenti:

  1. ciao!! sono passata sul tuo blog!!! Devo dire che condivido molto di quello che hai scritto.. specie la pulizia!!!

    I

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  2. Degli italiani ti sei scordata di dire che sono gli unici che conoscono il bidè!

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    1. Hai ragione, purtroppo ormai anche io mi sono abituata a ritenerlo un lusso straordinario...anche lui rientra nella concezione superiore tutta italiana dell'igiene!

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  3. ahah quanto è vero questo post!!

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