domenica 29 dicembre 2013

BYE BYE 2013


Eccomi che riemergo dal turbinio delle festività che, devo ammetterlo, quest'anno sono state particolarmente 'provanti'. La settimana prima di Natale il mio fegato ha tenuto botta con un bruleè/aperitivo/rinfresco/cena ogni santo giorno, mentre il 24 e il 25 i cenoni/pranzoni familiari mi hanno letteralmente stesa, tanto che ho passato S.Stefano e i 2 giorni successivi a letto con i crampi allo stomaco. Non ho ancora ben capito se per indigestione/influenza intestinale/ansia ulcerosa indotta da mio padre che, incombente come la spada di Damocle, vuole sapere quanti CV sto inviando al secondo (ma propendo per quest'ultima).

Comunque, alla fine in barba a tutto e a tutti, contro le più pessimistiche previsioni, domani finalmente parto. 3 giorni a Lubiana, per festeggiare il nuovo anno con alcuni amici. Non saranno i Caraibi, ma a me basta andare. E poi, in Slovenia non ci sono mai stata. Un pin in più sulla mia mappina. Quindi sono di buon umore. :-)

Inevitabile in questi giorni ripensare che un altro anno sta per chiudersi.
Anche se ormai i buoni propositi non li faccio più perchè inutili, un microbilancio almeno mi attraversa la mente. Mi sono riletta quello che avevo scritto l'anno scorso, e sono contenta di come le cose siano cambiate in questi 365 giorni.
Le cose cambiano. Ma per davvero. 

lunedì 16 dicembre 2013

Considerazioni in corsa


Ma porc...nun j'a fò, l'ho già detto qui e lo ripeto, non ci sto dietro. Oscurare wordpress, blogspot etc al lavoro è stato deleterio per la mia social life nella blogosfera. 
Sono entrata nel Direttivo dell'Associazione con cui sono stata a Zanzibar quest'estate; cerco di far realizzare un progetto teatrale con storie di cooperazione dal Mozambico-Vietnam-Balcani; ho ripreso a studiare tedesco; porto avanti il mio percorso di formazione teatrale (e finalmente studio Medea!); ho anche, en passant, un lavoro. Insomma, non ho mai una serata libera da poter cazzeggiare a casa, sono sempre in giro.

Che differenza rispetto allo scorso anno, quando ero incrostata davanti al pc o all'iPad, cercando vie di fuga o perdendo ore in giochini alienanti. La ruota gira, qualcuno aveva ragione

Fra un mese (oggi è iniziato ufficialmente il countdown) ci sarà un passaggio importante, cambierò la decina che compone la prima cifra della mia età. Un'età che in molti definiscono difficile al giorno d'oggi: senza prospettive, non sei più tradizionalmente govane ma nemmeno abbastanza grande da essere preso sul serio. Un casino insomma.
Io ho deciso di prepararmi al cambio di rotta tornando da una psicologa. 

domenica 1 dicembre 2013

Amarcord infantile


Venerdì sera sono stata ad una rimpatriata un po'insolita: pizzata delle elementari.
Che poi non fosse una pizzata perchè, essendo in una birreria pseudo-crucca, ci siamo ingozzati di bretzel, wurstel e senape, e fosse presente 1/4 degli ex compagni di scuola, sono dettagli.
Ho rivisto gente che non vedevo da quasi 20 anni.
Chi si è sposato, chi si sta per sposare, chi sta per firmare un rogito.
Ma anche chi, alla soglia dei 30, è tornato a vivere in famiglia perchè non ce la fa a mantenersi. Chi insegna da 8 anni ed è ancora precario. Chi non è venuto perchè si vergognava di raccontare di essere un fallito senza lavoro.

venerdì 22 novembre 2013

KEEP CALM, ma impepati le chiappe e datti una mossa


Ma porc...da un paio di settimane al lavoro mi hanno bloccato tutti i siti in wordpress, blogspot e quant'altro con vago sentore di 'pagina personale', quindi il momento che dedicavo alla lettura e aggiornamento blog (aka il cazzeggio d'ufficio) non sussite più. A casa non ci sono mai, ma proprio MAI, indi per cui il mio giardinetto virtuale si sta riempiendo di ragnatele ed erbacce. E non essendo ancora (sigh!) dotata di smartphone, mi ritrovo a ricorrere a rimendi degni dell'età della pietra, ovvero scrivermi i post in word e mandarmeli per email (lo so, no comment).Bella performance per una che si sta affacciando entusiasta e piena di vulcaniche idee al mondo 2.0.

Oggi è anche stato emesso il verdetto finale, la sentenza definitiva, il compimento del mio destino:  
 
con aprile sono (di nuovo) disoccupata.
 
Che in realtà non è poi una gran novità, ho sempre saputo che con giugno sarei rimasta a casa senza possibilità di redenzione, la cosa mi frega di un paio di mesi. Cosa vuoi che sia.Però fa comunque effetto, anche perchè 4 mesi volano che nemmeno te ne accorgi. L'idea di rimettermi a mandare CV e scrivere lettere pietenti mi fa venire una reazione a metà fra l'eruzione cutanea, la gastrite e il mal di mare. Lo so, l'ho semrpe saputo che questa non era la soluzione, ma la beata incoscienza nella quale mi sono cullata in questi mesi era troppo comoda, soffice, avvolgente. Rispetto all'anno passato nel baratro della nullafacenza e della disoccupazione disperata, anche avere un lavoro precario, malpagato e frustrante mi era apparso come una gioia immensa.
C'è che sono qui bloccata.

lunedì 11 novembre 2013

DIMMELO

Dimmi che non è un caso come ci siamo conosciuti. Che se non avessi fatto quell'intervento in aula quella volta, non ti saresti mai accorto di me e non mi avresti mai parlato.
Dimmi che non sono un caso quelle nostre piccole telepatie che ci capitano ogni tanto, e che mi lasciano a bocca aperta perchè non è possibile, devi aver messo una microspia nel mio maglione.
Dimmi che non è un caso che al ristorante ordiniamo sempre la stessa cosa.
Dimmi che non sono un caso tutte quelle passioni che abbiamo in comune.
Dimmi che non è un caso se ogni volta che mi succede qualcosa di bello, sento la voglia irrefrenabile di raccontartelo.
Dimmi che non è un caso se ci sentiamo tutti i giorni.
Dimmi che non è un caso se quando penso che ci sei, mi viene da sorridere al mondo.
Dimmi che non è un caso se sono tornata, perchè dovevamo incontrarci.
Dimmi che non è un caso se non ho più paura di cosa succederà domani, perchè so che ci sarai.

lunedì 4 novembre 2013

Piccole prove di coraggio

La giovane Bì era un'adolescente insicura e piena di paranoie. A 16 anni si riteneva un mostro. Solo perchè quel cesso brufolone fumettista (se n'era già parlato qui), di cui lei era follemente innamorata non la cagava di pezza non ricambiava le sue attenzioni, lei si era automaticamente convinta che non poteva piacere a nessuno.
L'estate era il momento più atteso dell'anno, la stagione del campeggio: una settimana in baita, con altri 30 coetanei e qualche decina di animatori (poco più che ventenni, allora sembravano dei vecchioni), immersa nel verde, dove i giorni volavano fra tornei di ping pong, partite di pallavolo acrobatica, gite in montagna, gavettonate, giochi notturni di paura e grandi partite a bandiera e guerra cinese.
Quell'estate dei suoi 16 anni, al campeggio c'era anche un animatore nuovo, venuto perchè amico degli altri 'storici'. Lo avevano subito soprannominato Raggio di sole, per i capelli ribelli e l'orecchino che ricordavano Jovanotti e la sua canzone dell'estate.
Raggio di sole era sempre molto gentile ed attento nei confronti di Bì. Ogni sera le mandava un bigliettino con un complimento, una frase carina, un sorriso. Pur dentro la sua corazza di adolescente convinta di non piacere al mondo, Bì aveva intuito che Raggio di sole la guardava con occhi diversi dagli altri. E aveva avuto paura. Paura di quello sguardo dolce, paura di quelle parole di incoraggiamento, paura di quell'uomo di 8 anni più grande di lei. Quando lui le aveva chiesto di parlarle da sola, lei era scappata. Dopo il campeggio aveva iniziato a evitarlo, finchè erano arrivati a non salutarsi praticamente più.

domenica 27 ottobre 2013

NUN J'A FO'

....e il titolo mi sa che la dice tutta: nun je la fò a starci dietro. Mannaggia a me, sono giorni, settimane che voglio passare di qua e dedicarmi un po'al blog, e invece proprio all'indomani del primo bloganniversario mi ritrovo a trascurarlo malamente. Non solo il mio, ma pure gli altri: non passo a 'salutare' nessuno da un sacco di giorni. Mea culpa, non me ne vogliate. Intendo recuperare. Ma sto sempre incollata al pc al lavoro, e nel tempo libero sono sempre fuori in giro. La sera sono talmente stanca che, se anche arrivo a leggere qualche post, nun j'a farei a commentare niente, che non fosse un zzzzzzzzzzzzzzzz sonnolento.
Poi oggi sono stata alla fiera del consumo critico e sostenibile, e mi sono ricordata che l'anno scorso c'ero stata come primo piccolo passo verso la risalita e la re-azione, e mi sono detto che dovevo assolutamente ri-aggiornare il blog. Così al volo e mezzo random, ma ormai s'è capito che è un po'il mio stile.
Quante cose sono cambiate in questi ultimi 365 giorni.
L'anno scorso c'ero stata da sola e un po'scazzata svogliata. Quest'anno con amici, vecchi e nuovi, 'alcuni' diventati fondamentali, di quelli che ti riempiono le giornate e l'esistenza, che non saprei più immaginare di farne a meno. Nuovi stimoli, nuove idee, una nuova sensazione di pace con me stessa e gli altri.
L'anno scorso un lavoro non ce l'avevo, e non vedevo l'ora di scappare.
Oggi un lavoro ce l'ho, precario e pure un po' frustrante, ma ho anche la sensazione di avere troppe cose da fare qui dove sono ora, che non riuscirei se me ne andassi, e allora meno male che per ora resto.
Un sorriso riflesso in un altro sorriso, una battuta stupida ma che ti fa rimanere gli occhi sognanti nelle ore a venire, e ti sale un risolino dal cuore. E ti ritrovi a voler riascoltare 'Felicità', che fino all'altro giorno ti ricordava quell'essere indegno che ti ha calpestata, mentre oggi la vuoi riascoltare perchè ti senti proprio come quella canzone: felice e un po'scema.



domenica 13 ottobre 2013

Buon primo compleblog!


Ebbene sì, in ritardo di 24h, ma è proprio il caso di dire 'Un buon compleblog a me', sulle note della conzoncina del cappellaio matto, bien sur (chissà perchè, ma è stata la prima associazione di idee che mi è venuta in mente).

Che dire, il 12 ottobre 2012 quando ho scritto questo primo, sconnesso post non avevo la più pallida idea di cosa ne sarebbe venuto fuori, men che meno che sarei riuscita a mantenere questo piccolo spazio virtuale per un anno, che 365 giorni (con oggi 366) non sono mica pochi. Come non pensavo che ci sarebbe stato qualcuno interessato a leggere i miei sproloqui pipponi post, ma tant'è, ci siete e a voi mi ci sono pure affezionata (lacrimuccia sentimentale).

Sono cambiate tante cose in quest'anno di blogvita: ho un lavoro (per quanto frustrante, precario e sottopagato); ho (ri)trovato un qualche equilibrio, strano ma vero; ho rivalutato la mia PCBP, che tanto disprezzavo; ho sbattuto la testa contro tante cose, ma ce l'ho ancora intera poggiata sul collo; ho scoperto e ravvivato interessi che un anno fa erano chiusi in fondo a un cassetto; ho conosciuto gente nuova; il mio stomaco si è riempito di nuovo di farfalle e i miei occhi hanno ripreso la forma a cuoricione, come non succedeva da tanto, troppo tempo.

Ok, basta pipponi sentimentali bando alle ciance. Per celebrare il primo blogcompleanno, vi lascio qualche dato e curiosità su questo spazio virtuale che frequentate, che al giorno d'oggi le statistiche vanno tanto di moda:
  • 15.154 visualizzazioni totali
  • Post più letto di sempre: Domani è un ca**o di altro giorno, con 287 visualizzazioni (wow!)
  • 11.105 visualizzazioni solo dall'Italia, ma sorprendentemente anche 101 dall'Ucraina (wtf?!)
  • 14% di visualizzazioni da iPad (quanto siete tecnologici!)
  • parole chiave più usate per la ricerca: oltre a 'precariamentando', troviamo 'edifici savane molto semplici', 'stereotipi svizzeri' e 'il mio Paese non mi vuole'. Vabbè.

Infine, lasciatemelo dire, GRAZIE a tutti voi che passate di qui. Chi più o meno assiduamente, chi solo una volta, chi sempre, grazie perchè siete VOI che avete tenuto vivo questo spazio per un anno e mi avete dato motivo e sprone a continuare a mantenerlo in vita.

Buon blogcompleanno lettori! :-)



lunedì 7 ottobre 2013

Un passato che non passa?!


Nei giorni scorsi mi sono ritrovata a rivangare con l'amica Nìa un (brutto) episodio di qualche anno fa. Visto che la memoria è labile, soprattutto per le cose negative, e io sono una masochista autolesionista per vocazione sempiterna, mi è venuto in mente 'Perchè non vado a rileggermi le email dell'epoca?!'. E siccome hotmail non perdona (quasi quanto una ceretta mal fatta senza abbronzatura sotto il sole d'agosto), rieccole lì, le testimonianze del passato che credevi morto e sepolto.
Mi sono ri-letta nelle parole delle email che spedivo alle mie amiche quando ero lontana: Roma, Varsavia, l'India, Bruxelles. Pezzi di una vita lontana, così lontana da non sembrare neppure la mia. Sempre in fuga, sempre alla ricerca di qualcosa. E quando credevo di averla trovata, mi ci aggrappavo con tutta me stessa, per poi vedermela sfuggire inevitabilmente fra le mani.

martedì 1 ottobre 2013

Buoni motivi per tornare, restare e costruire

http://danimatie.deviantart.com/art/Softness-374366610
 Il Paese va a puttane (in tutti i sensi), la TV e i media ci bombardano incessantemente di notizie catastrofiche su come stiamo andando a puttante affanculo a catafascio (in sottofondo sto ascoltando Ballarò, ma mi sa che è meglio se metto i Teletubbies), insomma qui uno fa davvero prima, e meno danni alla società, a legarsi un'incudine al collo e buttarsi da un ponte con tanti saluti.

E io, pessimista incallita e catastrofista nata, già qualche mese fa avevo provato ad esprimere una vocina fuori dal coro, che proprio tutto nero non fosse e che qualche cosa di buono ci fosse rimasto. Poi è successo che sono stata in un posto da sogno, un pezzetto di Paradiso in terra dove tutto sembrava facile e meraviglioso, dal quale nessuno sarebbe più voluto tornare.
E invece io sì, che volevo tornare.

martedì 24 settembre 2013

Ritorno e consapevolezza, altri regali dell'Africa


Con domani sono due settimane esatte che sono tornata dal paradiso terrestre aka Zanzibar, e ancora non ho trovato il tempo e il modo di riordinare le idee.
Quindi nemmeno di dargi forma scritta.
Quindi preparatevi a un altro flusso di coscienza random, che c'ho bisogno di riempire lo schermo di parole.

Lì sembrava tutto semplice. Come già 8 anni fa, ho ritrovato tutte quelle sensazioni di pace e armonia, così lontane dalla vita frenetica e un po'arida 'da questa parte dell'emisfero'.
In teoria avremmo dovuto sempre lavorare negli asili o facendo manutenzione alle strutture dell'associazione ospite. Invece quelle persone meravigliose che erano i coordinatori in loco hanno pensato che, più che pitturare pareti e cancelli, fosse più utile per noi conoscere la realtà che ci stava accogliendo così splendidamente.

Ci hanno portato a pranzo nelle case dei loro amici zanzibarini, e ogni volta era un tripudio di cibo
squisito, mangiato con le mani accovacciati su una stuoia come usano loro, con i padroni di casa orgogliosi di farci assaggiare quante più cose diverse possibili.

Abbiamo visto le donne lavorare la fibra del cocco, dura e legnosa, per farci tappeti e stuoie. Mani abili e veloci, rese dure dal tempo e dalla fatica. Che se ci mettessimo noi, a intrecciare la fibra di cocco, saremmo coperte di piaghe dopo 10 minuti.

lunedì 16 settembre 2013

Sogno o realtà?!



Ho creduto di vivere in un altro mondo. Un universo parallelo, un sogno che diventa realtà. Se il Paradiso esiste, un pezzettino dev'essere caduto a Zanzibar: una fusione perfetta di azzurro del cielo, bianco della sabbia e mille sfumature di turchino del mare.

Ho respirato di nuovo l'Africa. Appena messo piede fuori dall'aereoporto, un'ondata di profumi, odori e ricordi mi ha investita, come otto anni fa. E mi sono salite le lacrime agli occhi, perchè ero tornata.

Ho visto me stessa riflessa negli occhi dei bambini degli asili e nei ragazzi che seguivano il nostro sgangherato corso di italiano. E ho capito, ancora una volta, che ero lì per me e non per loro. Io non davo niente, ricevevo a piene mani quello che qegli occhi mi stavano regalando. 

domenica 25 agosto 2013

L'AFRICA parte IV, o dell'agognato ritorno

http://www.zanzibar-guesthouse.com/images/Havet/jambiani-beach1.jpg
 
Ebbene sì, si torna in Africa.

Altro giro, altra esperienza, sempre di volontariato. 
Fra esattamente 24 ore sarò su un volo, direzione Muscat per lo scalo, che poi mi porterà a Zanzibar.
Sì, lo so, lo so, avevo detto volontariato, e Zanzibar non è proprio la prima location africana che viene in mente per andare a fare del volontariato. Ma uno può anche unire l'utile al dilettevole, no?!

Sono in partenza come volontaria di una onlus che fa progetti negli asili dell'isola. Per le prossime due settimane, io e gli altri nove miei compagni di avventura vivremo assieme, ospiti in una struttura dell’associazione, nel villaggio di Jambiani. Ogni giorno andremo negli asili del progetto sparsi per l’isola, portando il nostro contributo per piccoli lavori di manutenzione, abbellimento delle strutture ed animazione dei bambini. Abbiamo preparato delle marionette e dei burattini per mettere in scena delle favole, siamo armati di guanti da giardinaggio per scrostare cancelli arrugginiti e dotati di vecchi pantaloncini per imbrattarli con la vernice che passeremo sui muri. Ma, soprattutto, abbiamo addosso una voglia matta di partire.

Non andiamo tanto a fare, ma a conoscere e (cercare di) capire.

E, soprattutto, a fare il pieno di Africa, per tornare con un rinnovato, dolcissimo e inebriante mal d’Africa.

Ci risentiamo fra due settimane, che a Zazibar non avrò (per fortuna e per scelta) alcun contatto con il resto mondo: niente TV, niente internet, niente giornali. E spero anche niente seghe mentali.

giovedì 15 agosto 2013

PIPPONE FERRAGOSTANO (fortunatamente breve)

Immagine presa dal web

E certo, che l'arte delle seghe mentali del pippone ad oltranza non va mai in vacanza, manco a ferragosto.
Possibile?! Certo, se sei sola davanti allo schermo del pc, in un ufficio deserto, il silenzio interrotto solo dalle bestemmie saltuarie dei signori malati psichici della casa di cura dirimpetto, come oggi la sottoscritta.

Reduce da una due giorni di lavoro fuori città riscopri (stranamente) il brivido di avere il trolley come prolungamento della mano destra, frequentare stazioni affollate (e zozze), approdare in luoghi sconosciuti. E ti è mancato, oh se ti è mancato!

Rivedi un vecchio amico dopo tanti anni e ti ritrovi travolta da una valanga di ricordi dolcissimi. 20 anni e un gruppo di amici che chiamavi la famiglia; una vacanza in Sardegna, la prima 'da grandi' quando invece si era ancora dei ragazzini; una settimana di 'studio' in montagna, dove avete fatto di tutto tranne che studiare: la prima vera Sbronza, il tentativo di fumarsi un papavero perchè non c'era niente altro e le risate a crepapelle, manco fosse stata l'erba più sopraffina.

mercoledì 7 agosto 2013

DELIRI ESTIVI, o dell'elogio di Fantozzi come tecnica di sopravvivenza


Fa caldo. Tanto. E io non c'ho manco uno straccio di Antò sottomano.
Nel delirio afoso di questo agosto cittadino, nota positiva dal palinsesto: stasera in tv c'è un Fantozzi.
Sottoquell'aria da (finta) intellettuale, signorina bon-ton con l'occhialetto griffato allungato a farfalla, unghie laccate Chanel che si picca di leggere solo mattonazzi indigesti grandi classici, batte un cuore da sfegatata groupie del ragioniere. Che, se proprio vogliamo dirla tutta, secondo me Fantozzi offre un magnifico spaccato socio-antropologico dell'Italia a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. Sul serio!! E tutti quei (veramente finti) intellettuali che lo disprezzano a favore di Fellini, Antonioni e Pontecorvo non hanno capito una emerita ceppa.

Vabbè, dicevo. La mia incondizionata ammirazione per Fantozzi deriva soprattutto dal fatto che mi ha salvato la vita. Durante il mio interminabile inverno polacco, passato nella gabbia dei pazzi tra libri e secchioni (per la maggior parte) arrivisti, l'unico momento di puro svago che io e i miei due soci, Accacca e Zango avevamo nel corso della giornata, era vederci dei pezzi di Fantozzi su Youtube e trasfigurare episodi e personaggi fantozziani nella nostra realtà. Anche noi avevamo un Serbelloni dai nomi altisonanti, un Barambani sbruffone, un duca-conte onnipotente e un povero coglionazzo smarrito.
In mensa scoppiavamo a ridere come degli idioti quando c'erano minestrone di riso o polpette (tu manciaaaaaaa!!!). Ci davamo del 'tu col congiuntivo' e, almeno una volta al giorno, ripetevamo a memoria la nostra scena cult per eccellenza, quella dell'accento svedese. Ogni volta ridendo come dei deficienti.

giovedì 1 agosto 2013

AFRICA parte III, o dell'eterna nostalgia


Avevo iniziato a parlare della mia esperienza africana qualche mese fa (per chi se le fosse perse, qui ci sono la parte I e parte II), agli albori del blog. Poi fra una precarietà e l'altra mi sono 'persa via' e non ci ho più dedicato altri post.
Ma all'Africa bene o male ogni tanto ci penso, ultimamente un po' più spesso. Sarà che il mio nuovo 'amico di penna' adesso sta proprio lì, in Africa (a zonzo per safari e parchi, altro che villaggi di pescatori e abluzioni nell'infestatissimo Lago Vittoria come la sottoscritta al tempo che fu). Sarà che ci torno fra poco e ancora non me ne rendo conto.

Qualche giorno fa ho finalmente avuto occasione di chiedere aggiornamenti alla coordinatrice del Centro che aveva organizzato il mio mitico viaggio in Tanzania nel fu 2005. Le ho chiesto se c'è ancora qualcuno in quella Missione sperduta dove ero stata tanto felice, se i miei frati pazzi sono ancora lì, a scorazzare per quelle strade rosse con le loro moto truccate, con le infradito fatte le gomme usate delle auto. No mi ha detto, non sono più là. Di quelli che ho conosciuto io non è rimasto nessuno su quelle colline che scendono verdi verso l'azzurro-grigio del lago Vittoria.
Al solo rievocare con la mente quei luoghi mi è venuta la pelle d'oca, a nominare quelle persone così speciali mi si sono inumiditi gli occhi. Ho rivisto volti e cose fatte assieme come fossero successe ieri.

giovedì 25 luglio 2013

Cinquanta sfumature di PRECARIETA'


...no, non è un post ad alto contenuto erotico dove i protagonisti fanno le acrobazie borderline, niente Mr Grey, manette e piume di struzzo da queste parti*.
Lo scorso weekend, passato con amiche vecchie e nuove, non ho potuto fare a meno di raccogliere qualche considerazione sul tema che tutti ci attanaglia, la precarietà. Come sempre, l'incontro genera scambio e quindi riflessione, che mi piace condividere in questo mio spazio virtuale. E poi, dopotutto, questo blog si chiama precariaMENTEando, un motivo ci sarà no?!

Nel giro di 24h mi sono trovata a contatto con quattro storie, fra loro diversissime:

Esse: un contratto a tempo indeterminato, una casa di proprietà con vista campagna, un mutuo in banca e un brillante all'anulare sinistro. Si sposa a dicembre. Il futuro marito però lavora in un'altra città: si vedono solo nei weekend. Se non riesce a trovare lavoro dove hanno messo su la loro deliziosa casetta, saranno costretti a vendere, spostarsi e ricominciare da capo. Magari anche all'estero, con un inglese stentato dai banchi di scuola.

venerdì 12 luglio 2013

Ma è davvero tutto così nero?!

Immagine presa dal web

 Altra carrellata di considerazioni ad minchiam random.

Premessa: sono naturalmente e costituzionalmente portata al pessimismo cosmico, all'insoddisfazione permanente, alla criticità estrema su tutto e tutti (in primis me stessa). Insomma, non sono sicuramente Pollyanna nè tantomeno Heidi, tutte solecuoreamore. Che sia chiaro.

Però c'è una cosa che, ultimamente, mi lascia un po'perplessa, ovvero il catastrofismo dilagante che trasuda non appena ci si connetta con il resto del mondo, che sia via internet, TV, radio, carta stampata e chi più ne ha più ne metta. A sentire telegiornali e talk-shows di attualità socio-politica, a uno viene voglia di legarsi direttamente un'incudine al collo e buttarsi da un ponte. Tanto vale farla finita subito, che qui non c'è speranza, non c'è soluzione, non c'è futuro e nel giro di pochissimi anni ci auto-estingueremo per consunzione o, nel migliore dei casi, diventeremo una colonia cinese che produce tricicli a biogas.
Va tutto male. Mai, dico MAI una notizia positiva. Mai che qualcuno dica che ce l'ha fatta, che è contento di quello che fa, che ha un progetto e lo sta realizzando, che è felice di stare dove sta. Non è che continuare a ripeterci che l'apocalisse è vicina aiuti ad affrontarla meglio, anzi. Tante volte, nel mio periodo di baratro e apatia da inerzia lavorativa, ascoltando le statistiche sulla disoccupazione e le previsioni catastrofiche che passavano al telegiornale mi sono buttata ancora più giù dicendomi che tanto è inutile anche cercare, non c'è soluzione.

domenica 7 luglio 2013

AMICIZIA, altre riflessioni random


Altro giro di considerazioni su quel nobilissimo sentimento che, come ho già avuto modo di affermare più e più volte, per me ha un valore assoluto e fondamentale. Questa volta però dal punto di vista dell'amicizia uomo-donna.
Mettiamo subito le cose in chiaro: per me non esiste.
E qui so già che mi attirerò gli strali di mezzo mondo, che non è assolutamente vero, l'amiciza fra uomo e donna è possibile ed è bellissima, anzi, è molto più sincera, completa ed appagante di quelle fra due persone dello stesso sesso, e bla bla bla.
Beh, per me no.
L'Amicizia con la A maiuscola, quella per cui puoi parlare di tutto senza filtri, che sai che verrai sempre ascoltata, capita e non giudicata. Quella per cui sai che l'Altra c'è sempre e comunque, e anche TU ci sei, e soffri e gioisci allo stesso modo. Quella che quando ti succede qualcosa non vedi l'ora di raccontargliela. L'amica che ti viene in mente così dal nulla, perchè vi conoscete così bene che non puoi fare a meno di pensarla quando vedi qualcosa che sai che le piacerebbe. Quella che, anche se non ti vedi per mesi, è come se vi foste salutate ieri, perchè ci sono una sintonia e un'intesa che vanno oltre il tempo e la distanza fisica.
Ecco, questo per me non può esistere con un uomo. Ovviamente ci sono dei rapporti definiti amicizia (parola secondo me fin troppo abusata), che io personalmente considero conoscenze, nei quali possono rientrare tutti gli uomini del mondo: persone con cui ti vedi, magari anche abbastanza spesso, ci esci, vai al cinema, ci fai due chiacchiere, ma non mi viene da raccontargli i fatti miei e chiedere consigli.

venerdì 28 giugno 2013

GODOT, che non è ancora arrivato e già pensi a quando ripartirà


Immagine presa dal web

  ...perchè io se non mi faccio mille seghe mentali pipponi esistenziali domande introspettive, non sono contenta.


Qualche tempo fa dicevo che qualcosa era cambiato perchè, in effetti, lo era: stava arrivando Godot: quel maledetto lavoro, aspettato per più di un anno (con 'brevi' intervalli di pseudo-occupazione/stallo disperato), era lì davanti a me.
Mi hanno presa per una sostituzione di maternità di un anno (un anno!! Dopo miliardi di stages semestrali!!), in una ong con progetti di cooperazione allo sviluppo in Africa e America Latina, nella sede periferica della PCBP: il settore in cui ho cercato per anni di costruirmi un profilo professionale, fin da quella mia prima esperienza in Africa nel lontano 2005. In quella Piccola Città Bastardo Posto dalla quale sono fuggita diciottenne, nella quale non ho mai pensato di ritornare per dieci anni, dove mi ci sono ritrovata per caso forzoso e che ora sono felice di non lasciare.

Stavo seriamente pensando a una nuova emigrazione, per darmi quella scossa che da sola non riuscivo a trovare stando qui. Destinazione: mondo teutonico. Ero intenzionata a farmi un corso intensivo di crucco per tutta l'estate, cercando lavoro in loco. Già mi stavo guardando attorno per corsi e location, una ragionata stavolta, non ad minchiam come ho sempre fatto le cose finora.

Poi invece è arrivata la proposta dalla ong, e sono stata così felice di sapere che non avrei più dovuto fare la valigia. E ho iniziato a pensare con immenso entusiasmo a tutte le cose che avrei potuto fare rimanendo qui: il mio teatro, il corso avanzato di fotografia, godermi appieno la stagione sciistica, iscrivermi a yoga. Ma soprattutto poter andare finalmente a vivere per conto mio senza l'angoscia di dover lasciare i miei da soli, a centinaia di km di distanza. Mi sono sentita leggera, piena di voglia di fare, di andare avanti, felice per la prima volta dopo non so nemmeno io quanto di dove sono e di come sono.

martedì 25 giugno 2013

Estate...estate?!


Mamma mia quanto tempo è passato...con la scusa che 'metto a posto le foto di Roma e poi ci faccio su un post', sono praticamente tre settimane che latito dalla blogosfera. Ehvabbè.
A mia discolpa posso dire (io, campionessa in cercalascusaparacula&arrampicatasuglispecchi) che ultimamente sono stata parecchio presa da novità lavorative (che però mi perplimono assai, magari a breve -hahaha- ci faccio un post), visita delle mie adorate (ex) coinquis, assidua corrispondenza con un nuovo amico (non ancora ben identificato), recupero di amicizie in bilico e poi sì, l'immancabile sfrenato cazzeggio, che quello non manca mai.

Ciò premesso, colgo volentieri al volo l'invito fattomi da Quellastronzadellabrooke, un'amica della blogosfera che seguo tanto volentieri (perchè segretamente spero tantissimo, un giorno, di 'finire' come lei) e che ha per me sempre delle parole bellissime....grazie!! Ciò premesso, l'invito in questione si riassume nell'elencare le 10 cose che amo della stagione più calda dell'anno, e passare il testimone ad altri 8 blog...ecco, questa parte la salto perchè mi sa tanto che, con la mia celerità da bradipo, gli altri 8 blogS che avrei nominato hanno già ricevuto l'invito da scrittrici più solerti della sottoscritta. Però per rompere il ghiaccio da assenza e rientrare con un post (stranamente per me) NON-pipponico, mi sembrava un'ottima idea, per cui ecco le mie 10 hit estive (ovviamente siete tutti caldamente invitati a dire la vostra nei commenti!)

1. I saldi (ebbene sì, al primo posto, venalmente, materialisticamente ma onestamente, e NON me ne vergogno!!).

2. Il lungo weekend milanese che il punto 1. implica come diretta conseguenza, che si traduce a sua volta in rimpatriata con le Amiche che stano a Milano.

3. Il caldo (se anche quest'anno si decidesse ad arrivare....).

4. Poter girare scalza (cosa che amo follemente, per lo meno in casa e in montagna sui prati).

5. Il mare, perchè in estate è l'unica stagione all'anno in cui riesco a vederlo, e io il mare lo amo di un'amore intenso e viscerale, proprio di chi ci è nata e cresciuta lontano ma ne è sempre stata attratta e sogna di viverci un giorno.

6. La frutta (pesche, albicocche, prugne, ciliegie, fichi, etc), che in inverno non mi piace e infatti non la mangio quasi mai, ma quella estiva la adoro.

7.  Potermi sdraiare al sole e scaldarmi le ossa fino all'anima, senza fare niente, ascoltando semplicemente la vita che scorre al di là del mio asciugamano.

8. La casa in montagna, quella dove è nato mio padre e tutta la mia famiglia prima di me, in quell'angolo fuori dal mondo incastonato fra le montagne, dove a perdita d'occhio c'è solo il verde dei boschi e l'azzurro del cielo, quel posto dove, nonostante tutto, senti di appartenerci e che sarà sempre casa tua.

9. Il gelato, che in inverno non concepisco e mangio solo in estate.

10. I libri, che letti sotto il sole, in riva al mare o al lago o in un bosco scorrono tanto più veloci e hanno un sapore tutto nuovo rispetto a quelli che leggi sotto il piumino in inverno.

domenica 9 giugno 2013

Proposte indecenti fra blogghers-part 2


...in attesa di riordinare foto, idee e sentimenti e dedicare un post alla mia recentissima (e sempre troppo breve) sortita romana, se passate dalle parti del carinissimo blog di Vero trovate la seconda parte del racconto che avevo scritto qualche settimana fa per la sua rubrica Mipiacequandoscrivi, Come i pini di Roma. Visto che a tanti era piaciuto, e mi era parso di capire che vi fosse rimasta la curiosità di sapere come andava a finire...beh, se quella curiosità è ancora rintanata in qualche angolino della vostra memoria, La guerra è finita vi svelerà finalmente l'arcano.

giovedì 6 giugno 2013

IAGO, c'est moi!



Ieri sera c'è stata la prima (e anche l'ultima) dello spettacolo che abbiamo messo in scena con il gruppo di teatro. Il coronamento di un percorso iniziato a ottobre, quasi per caso, così tanto per,  fermamente convinta che me ne sarei andata da lì a poco. E invece sono arrivata fino alla fine con il mio Iago, così cattivo, inca**ato con il mondo e con tutti, bastardo fino alla fine. Così reale nei suoi sentimenti di invidia e rancore da essere, secondo me, il più autentico dei personaggi dell'Otello.
Quella frase della presentazione iniziale

Eppur non c'è rimedio, questa è la piaga della carriera militare: le promozioni dipendono da favori e raccomandazioni, non dall'anzianità come una volta, quando il secondo succedeva al primo

l'ho sentita così attuale, così mia in un certo senso (dopo tutti i colloqui falliti, di cui l'ultimo, la batosta più grande, proprio perchè l'altro condidato era più inciuciato di me), che non mi è stato difficile tirare fuori la frustrazione di Iago per vedersi soffiare il posto sotto il naso da qualcun'altro (con la piccola differenza che poi io non ho ammazzato nessuno).

Pur essendo una versione ridottisisma dell'Otello (condensata in una 40ina di minuti), è stata un'enorme soddisfazione. Nessuno di noi è un attore professionista, per molti era la prima esperienza teatrale e già aver messo assieme una rappresentazione di senso compiuto è stato un grande traguardo. Gli applausi, l'abbraccio degli amici venuti apposta a vederti, chi ti si presenta solo per complimentarsi e stringerti la mano, gli occhi orgogliosi della tua maestra che, abbracciandoti, ti sussurra bravissima. Beh, sono cose grandi. Piccole, grandi soddisfazioni.

martedì 28 maggio 2013

Qualcosa è cambiato

Che poi in realtà me l'avevano sempre detto: le cose cambiano.
  
Ti svegli un mattino e ti rendi conto che, alla fin fine, stai bene come stai. 

E sei felice di rivedere i tuoi amici lontani e di fare serata con loro, cantando canzonacce trash a squarciagola in macchina andando a ballare, dove sai che non ti importunerà nessuno perchè sono tutti gay, ma potrai scatenarti tranquilla senza ritrovarti mani estranee sulle chiappe. E ti godi lo spettacolo delle drag queens che, lo ammetti, ti sono sempre piaciute. E poi, quella che ha vinto il concorso regionale aveva lo stesso vestito della Barbie che tanto volevi da piccola.

C'è che non vedi l'ora di passare 4 ore in una sala a ripetere brani di Shakespeare a memoria, per scoppiare a ridere come una deficiente perchè il tuo Otello vuole delle prove oculistiche della colpevolezza di Desdemona. Che poi tu hai sempre avuto una risata contagiosa, da strega dicono, e alla fine ti trovi che tutti attorno a te ridono solo perchè sentono ridere te. E pensi che i crampi dalle risate era tanto che non ti venivano, e fanno proprio bene.

C'è che ti rendi conto di poter interessare agli altri e ti fa piacere che ti cerchino, e quando vedi quel nome sul display del cellulare ti esce un sorriso, che in fondo in fondo lo sapevi che ti stava pensando.

C'è che dopo settimane trovi che qualcuno ha letto la tua email e pensa che il tuo curriculum valga la pena di un colloquio, e ti dici che forse non avevano tutti i torti quando ti dicevano basta cercare. Non ti fasci la testa e cerchi di rimanere coi piedi per terra, ma intanto pensi che è la scusa perfetta per andare qualche giorno a Roma. E già hai negli occhi l'azzurro del cielo sopra S. Pietro, senti sotto i piedi i ciottoli irregolari di Trastevere e in bocca il gusto rotondo di olio e sale della pizza bianca che si scioglie scrocchiando sotto i denti.

C'è che, per la prima volta dopo tanti mesi, ripensi a quello che avevi nella tua vita precedente e non ti viene un senso di angoscia per averlo lasciato. Anzi. Hai trovato delle cose belle da fare anche da questa parte. E delle persone che non hai visto sparire dopo una serata innaffiata di birra.

C'è che forse hai trovato una stabilità che non avresti mai immaginato, e se fosse di fermarti qui per un altro anno non sarebbe poi così male. Ricominci a fare progetti, a pensare a cosa fare.

C'è che forse doveva andare così, e tutto acquista un senso e i tasselli completano il puzzle.



giovedì 23 maggio 2013

RIELABORARE, ovvero di coinquiline, convivenze, solitudini e paure


Immagine presa dal web
 
In questa mia fase di ripresa, non posso fare a meno di ripensare a quando tutto è cominciato, ovvero agli ultimi mesi della mia vita a Bruxelles. Dopo un anno da erasmus reloaded-il ritorno (leggi: festini trash, fiumi di alcol, mal di testa mattutini e risvegli imbarazzanti, però con quegli annetti di più che iniziavano a farsi sentire) avevo deciso che era giunto il momento di avere una vita sana e normale.

Primo passo: sbarazzarmi delle mie CDM (coinquilinedimmerda) e andare a vivere da sola.

[Inciso sulle suddette CDM: una ispano-polacca, fidanzata con il Barambani, campeggiatore abituale del nostro appartamento nonchè disseminatore di bicchieri sporchi di vino in giro per la casa ed il bagno, intasatore di doccia, orribile visione mattutina in boxer che mi saluta con il suo inconfondibile Hello Bi uscendo pimpante dal nostro unico bagno.
Poi c'era quella bulgara, fisico da modella, fidanzata con Jackie Chan ciccione (un soprannome, un programma), altro campeggiatore abituale chez nous ma a settimane
alterne perchè viveva in Germania. Lei guadagnava al mese quello che io mettevo assieme in sei ma faceva le pulci sui soldi per il detersivo, giustificava il suo non fare una cippa per il ménage familiare con la scusa che 'lavorava alle Istituzioni e quindi era impegnatissima', scroccava con nonchalance il mio cibo italiano ma non ricambiava mai.]

Per cui, quando la mia supervisor di stage mi aveva proposto di andare a vivere da lei finchè non avessi trovato un lavoro, avevo pensato di cogliere 2 piccioni con una fava: liberarmi delle odiose coinquiline+fidanzati trash, e risparmiare sull'affitto per quel paio di mesi al massimo che, contavo, mi ci sarebbero voluti per trovarmi lavoro e casa. Mi sentivo astuta come Kattivik.

sabato 18 maggio 2013

Proposte indecenti fra bloggers


 
Qualche tempo fa, Vero di Mipiacequandopensi (gran bel blog, consigliatissimo!!) mi ha contattata per una proposta indecente fra bloggers: scrivere qualche cosa io per il suo blog, per la sua nuova rubrica Mipiacequandoscrivi. Che fico, ho pensato, queste cose di contaminazione fra blog mi ispirano tantissimo!!
Io e Vero ci seguiamo a vicenda da un po', e ci siamo prese subito in simpatia. E' diventata una delle mie blogamicizie di riferimento principali, e chissà che un giorno non si riesca a concretizzare quest'amicizia virtuale...un bell'esempio di quanto possa essere umanamente gratificante la blogosfera!

Insomma, c'avevo questa cosa della storia per Vero che mi ronzava per la testa da un po'. Solo che, fino all'altro giorno, ispirazione zero, finchè...pof, mi è saltata fuori. E così oggi potete trovare sul blog di Vero il mio contributo, Come i pini di Roma.

Se vi va, fateci una capatina. :-)

lunedì 13 maggio 2013

piano piano, RISALENDO


Foto di Stefania Latina

Rieccomi qua.
Dopo il mio utlimo post-confessionrivelazione mi sono volontariamente assentata. Dovevo riprendere un po'in mano la situazione. E poi perchè, lo confesso, mi sentivo tremendamente in colpa a passare tanto tempo al pc a scrivere i ca**i miei a curare il blog, invece che cercare lavoro. Però troppo lontana non ci sono potuta e voluta stare, che alla fine mi sono affezionata a questo spazio virtuale e alle blogamicizie e ho bisogno di scrivere.
Anzi anzi, ringrazio subito dm per il Very Inspiring Blogger Award e Princi e Nonsense per il Liebster. Grazie per avermi pensata, consiglio a tutti di andare a fare una capatina da loro perchè meritano assai.

Per cui rieccomi.

La soluzione non l'ho trovata, e domani rimane sempre un ca**o di altro giorno. Però ho ripreso, timidamente, soffocando gli attacchi di angoscia e i conati di nausea che mi salgono in gola, a cercare lavoro. Con calma, ma ci sto lavorando (ha ha ha).

Nel frattempo, per il ponte (non mio ovviamente, che io ponteggio ogni giorno) del 1 maggio sono stata a Milano dalle mie Amiche. E puntualmente, come dopo ogni visita, ringrazio il destino per averle messe sulla mia strada. Perchè sono sfacciatamente fortunata ad averle, che anche se fisicamente ci vediamo poco, ci sono sempre. Non giudicano, ma ascoltano, capiscono, mi dicono la loro e alla fine mi vogliono bene comunque, così come sono. Grazie. Alla mia gumpis mammetta e alla sua infinita, granitica presenza. Alla saggia amica Esse perchè colpisce sempre nel segno e ha ragione. Alla gumpagnuccia, che dopo ogni sua telefonata mi sento di poter conquistare il mondo. Alla GiO, perchè la credevo persa e l'ho ritrovata.

martedì 30 aprile 2013

DOMANI È UN CA**O DI ALTRO GIORNO


Sabato sera (la mia vita sociale nella PCBP è pari a quella di un bradipo ibernato) ho deciso di celebrare la pace di casa nel migliore dei modi: cucinarmi un piatto dai sapori nostalgici indiani e vedere Via col vento
Via col vento è uno dei miei film preferiti. Da sempre.
Fin da piccola, Rossella O'Hara ha incarnato per me l'ideale femminile supremo: bella, forte, orgogliosa, una che non guarda in faccia nessuno per realizzare i suoi obiettivi e che alla fine ottiene sempre quello che vuole.

Stavolta però, per la prima volta in vent'anni che vedo Via col vento, fin dalle prime scene a Tara mi si sono inumiditi gli occhi. Sto diventando una di quelle vecchie zitelle sentimentali che si commuovono guardando i film. E per la prima volta ho realizzato che Rossella non è affatto quel magnifico personaggio che avevo sempre ammirato, ma una donna sola, che ha rovinato la vita sua e di chi l'ha amata, inseguendo per anni qualcosa che esisteva solo nella sua testa. Lei stessa è stata la prima e unica causa della sua rovina. 

giovedì 25 aprile 2013

Ma è davvero così strano?!


Un post al volo, così random.
Per una volta niente pipponi, niente viaggi a scrocco, niente nostalgie ataviche, niente menate esistenziali sulla disoccupazione latente e il mio stallo improduttivo.

Solo una piccola considerazione.

Un mesetto fa ad un seminario ho conosciuto uno, parlando così random, di viaggi. Qualche giorno dopo me lo ritrovo all'esercitazione del corso di fotografia (stesso corso, ma 2 giorni diversi) e infine anche su alcune foto che stavo caricando sul blog della ong dove ogni tanto presto lavoro servile gratis et amore dei vado a dare una mano. Insomma, ultimamente me lo ritrovo sempre in mezzo. Un tizio normalissimo, ci si saluta, si chiacchiera, ma non ci conosciamo per niente. Non siamo manco amici in Féisbuc, che ormai è la soglia minima di rapporto sociale universalmente condiviso.

domenica 21 aprile 2013

PIOGGIA&PAROLE




Stamattina, quando mi sono svegliata, pioveva.
Fino a ieri esplodeva la primavera, e oggi di nuovo inverno.
Che poi, io odio la pioggia.
Sarà l'umido che increspa i miei capelli, già ribelli di loro. L'acqua che mi appanna irrimediabilmente le lenti sinuose. Il freddo che mi entra sotto i vestiti.
Sarà che mi ricorda Bruxelles, dove dicono che piova sempre, ma alla fine ti ricordi solo le giornate di sole. Sarà che mi fa venire nostalgia di quella vita che avevo e che non ho più, perchè l'ho mollata io.


E mi sono venute in mente parole.

mercoledì 17 aprile 2013

My beloved KRUCS: considerazioni random sulla Germania


Torta della Foresta Nera, specialità locale


E così eccomi di ritorno dalla mia visita in terra teutonica.

Il tempo con la mia amica Claudi è letteralmente volato e, nonostante non ci vedessimo da più di un anno, era come se ci fossimo salutate ieri. Aver condiviso assieme la prigionia polacca ha creato un legame davvero fortissimo. Non ci siamo fatte mancare proprio niente: gossip su vecchi compagni di master e colleghi, visione di robaccia sdolcinata a lieto fine (che lei ama e io detesto) e del nostro film comico di punta (Top Gun), ricordi più o meno esilaranti, risate, cooking sessions selvagge, progetti, sogni di evasione e, ovviamente, qualche pippone (ma per i miei standards anche pochi, sto migliorando!).

La nostra produzione di macarones, rigorosamente home made

La visita a Friburgo è stata anche l'occasione per andare a trovare la FedeCa, mia compagna di classe di liceo. Emigrata per studiare medicina, ha finito per sposarsi con un pezzone crucco un ragazzo tedesco ed ora è madre di due pargoletti, una di 4 anni e uno di 3 mesi.

giovedì 11 aprile 2013

Sulla nobile arte dello SCROCCO


 La vita precaria da nomade, oltre agli strazianti addii, dà l'occasione di incontrare persone provenienti da luoghi diversi dal tuo, offrendo così validi pretesti per andare a trovare gli amici lontani. E io, modestamente, sono la regina della vacanza a scrocco un'indefessa viaggiatrice in nome dell'amicizia fuori porta.

Che poi, mica puoi rifiutare gli inviti. Non facciamo i buzzurri, suvvia.

Così l'estate del primo anno di università mi sono fatta due settimane di vacanza in Sardegna: prima a casa della mia saggia amica Esse (e della sua dolcissima mamma, che mi ha deliziata con vere leccornie sarde); poi, assieme ad altri amici dell'università, ospiti nella vecchia casa al mare di uno di noi. Per la modica cifra di un pallone da beach volley, un profumo dell'Adidas e una pianta per la madre, il tutto diviso per 9, tanti eravamo gli scrocconi gli ospiti dell'amico Anze.
La mia ex compagna di stanza, la Gumpagnuccia, mi ha offerto asilo per ben tre estati sulla riviera del Conero, facendomi scoprire quella perla di regione che sono le Marche, delle quali sono diventata fan n°1. Due anni fa, i costi della mia vacanza in Salento si sono drasticamente ridotti grazie all'ospitalità della mia ex coinquilina Emmegi. Che, oltre ad ospitare me e l'amica Nìa per qualche giorno a casa sua, ci ha rifornite per il ritorno di Primitivo di Manduria, friselle, taralli e barattoloni di salsa di pomodoro casalinga, una vera delizia che qui nel gelido nord non ci sognamo nemmeno.

Lu Salentu - lu sole, lu mare, lu ientu

Ma l'incetta più prestigiosa di scrocchi gentili inviti però l'ho collezionata grazie all'Erasmus. Che, oltre al sincero (dico davvero!!!!!) piacere di rivedere gli amici con cui avevo passato uno dei periodi in assoluto più belli della mia vita, mi ha dato la possibilità di andare in vacanza a costo quasi zero in posti meravigliosi.

sabato 6 aprile 2013

Pot-pourri POLACCO (pot, ma soprattutto POURRI*)


 Ieri in autobus, concentrandomi un attimo sulle conversazioni delle signore mie dirimpettaie (della serie, quando una non c'ha un ceps da fare), il mio radar infallibile ha captato delle parolette po polsku. Normalissimo, visto che qui nella PCBP ultimamente pullula di badanti di provenienza dell'Europa orientale. Se fino a qualche anno fa non ci avrei mai fatto caso, dopo aver passato 10 interminabili mesi di inverno polacco adesso appena riconosco lo slavico idioma un brivido ghiacciato mi scorre lungo la spina dorsale e si risvegliano i ricordi ahimè mai sopiti del mio soggiorno a Varsavia. Che, per carità, in sè per sè non avrei niente contro la Polonia, ma ho avuto la sfiga di passare il mio annus horribilis da quelle parti.

Quando, a settembre di qualche anno fa, sono approdata a Varsavia per iniziare il master, venivo da 8 mesi di vita romana (caldi e professionalmente gratificanti) e da un'estate memorabile, passata con le mie amiche più care e la mitica équipe dell'erasmus. Ero piena di belle speranze e buoni propositi, che si sono puntualmente sgretolati nel giro di qualche settimana.

Il bellissimo campus del mio College a Varsavia era circondato dal nulla più totale delle grandi periferie dell'est: nei dintorni c'erano un supermercato, un bar, tre ristoranti. Il resto, casermoni. Per arrivare in centro ci volevano 40 minuti (a tratta). Il piano di studi del master era talmente serrato, fra lezioni, lavori di gruppo, seminari e studio, che 'sprecare' quasi un'ora e mezza solo per trascinarsi in qualche fumoso bar del centro era un lusso da centellinare con parsimonia.

Il 'parchetto' del campus

lunedì 1 aprile 2013

Pesce d'aprile!



Uno dei migliori pesci d'aprile di sempre lo detiene la sottoscritta: a coronamento della mia brillante (hahaha) carriera universitaria, il 1 aprile di 5 anni fa, oggi come oggi, mi laureavo.
Quando la segreteria studenti mi aveva comunicato la data, avevo inevitabilmente pensato: eccola qui, la presa per il c**o finale e definitiva dell'università italiana, degna conclusione del mio fuffissimo cursus studiorum, farmi laureare nel giorno della burla per antonomasia.

Visto che (ma va?!) ero particolarmente scazzata riguardo all'intero evento, avevo fatto di tutto per smorzare l'entusiasmo di genitori, parenti e amici. Ovviamente remando contro, nel mio inconfondibile stile cagacazz rompiballe.
Col risultato di averci messo due mesi per mettere assieme l'outfit (comprando i pezzi in 4 negozi diversi di 2 città diverse, e spendendo sicuramente il doppio che se mi fossi decisa a prendere un unico, fottutissimo vestito), e di aver costretto mia madre e la sua amica a fare turni da fabbrica alla Oliver Twist per confezionarmi le bomboniere, alle quali mi ero opposta fermamente fino a 48h dall'evento, per poi dire che sì, forse dai, erano un'idea carina e sarebbe stato bello averle.

Le fatidiche bomboniere (notare il bigliettino a forma di pesce!)


venerdì 29 marzo 2013

AWARDS! updated




Arieccomi qui, altro giro, altro regalo.
Dopo il Liebster Blog Award di qualche settimana fa (minc**a, già quasi 2 mesi??!!), rieccomi di nuovo a riscuotere un bloggopremio, the Versatile Blogger, e ben in doppia dose!! Eh sì perchè me l'hanno gentilmente assegnato, praticamente in contemporanea, dm e Francesca. Tanto più gradito in quanto inaspettato, perchè dm la conosco da poco e Francesca non la conoscevo proprio: sapere che le menate le minch**te quello che scrivi viene letto ed apprezzato, al punto da riconoscerlo con un bloggopremio, beh fa sempre piacere.

Rispetto al cugino Liebster, questo qui è moooolto più semplice e meno sbatti complicato, infatti si compone di tre semplici regolette:
  1. elencare 7 proprie caratteristiche;
  2. premiare altri 15 blog con meno di 200 follower;
  3. seguire il blog di chi ti ha premiato.
Lo prendo come bonus per avere il pretesto per sbandierare i ca**i miei per raccontarvi qualcosa di me:
  • cagacazz scassaminch rompiscatole
  • ultimamente in scazzo con il cosmo
  • contraddittoria
  • testarda (maledetto il mio segno zodiacale)
  • costruttrice di castelli in aria&regista di kolossal che manco la Paramount
  • tirapipponi per vocazione
  • buffone di corte
 
Che probabilmente, dopo questo roseo quadretto che ho fatto di me, considerando che di solito scrivo post nostalgici e delicatamente sentimentali, penserete che sono una specie di dissociatata alla Twofaces di Batman.

Per quanto riguarda i 15 blog, non obbligo nessuno a seguirmi, nè a rispondere al premio, però consiglio vivamente di fare una capatina perchè meritano (in ordine rigorosamente random):

domenica 24 marzo 2013

Di casualità e indissolubilità


Source: http://mydeejay.deejay.it


Giovedì sera, con il mio solito cronico ritardo, mi stavo affrettando col mio 'passo nordico' verso teatro, quando a un certo punto sento lo strombazzare sguaiato di un clacson. Prima ancora che riuscissi a formulare il pensiero Sti tamarri sono proprio messi male se non hanno niente di meglio da fare che suonare a me, sento un 'BIIIIIIIIIIIIIIIII CIAOOOOOOO' urlato fuori da un finestrino. In una frazione di millesimo di secondo ho realizzato che non trattavasi di tamarri, ma del DeLa che mi stava salutando a rischio incidente automobilistico.

Il DeLa era il mio animatore ai tempi del liceo, del gruppo della parrocchia del quartiere.
Una delle figure maschili più importanti della mia (tormentata) adolescenza.
Di 7 anni più grande, per me era una specie di personaggio mitologico, non-inquadrabile in nessuna categoria: amico, confidente, fratello maggiore, un po'padre ma anche un po'principe azzurro dei poveracci.
Il DeLa studiava medicina in un'altra città ma, immancabilmente, tutti i venerdì sera tornava nella PCBP per l'incontro di gruppo settimanale. Lui e le altre due nostre animaTRICI (la Ciorci e Gattomorto) sacrificavano svariati sabati, un paio di weekend e una settimana di agosto ogni anno, per stare con noi e per il campeggio.

Io e il DeLa si parlava sempre tantissimo, per lo più delle menate dei problemucci adolescenziali, miei e delle altre mie amiche del gruppo. Dopo avermi ascoltata, sapeva sempre cosa dire per risolvere le menate questioni apparentemente più spinose. In qualità di unico animatore di sesso maschile, non voleva fare preferenze fra noi 5 ragazze, le sue babe, come ci chiamava. Ostentava un'imparzialità totale, ma ero io quella con cui parlava di più, quella di cui sapeva di più, quella che riaccompagnava a casa più spesso la sera. In fondo in fondo, ho sempre pensato che, nonostante tutto, fossi io la sua baba preferita.

Il DeLa era uno dei pochi a sapere tutto della mia fallimentare cotta per quell'arrogante brufoloso del fumettista, mio grande (e tormentato) amore dei 16 anni.

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