mercoledì 27 febbraio 2013

AMICIZIA, riflessioni random

Costa baltica polacca, amica In black&me. All'orizzonte, gruppetto di amici sconosciuti

L'amicizia per me ha un valore importantissimo. Precariamentando di qua e di là, gli amici sono da sempre uno dei miei punti saldi, come la famiglia. Figlia unica, li considero un prolungamento di me stessa, quei fratelli e sorelle che non ho mai avuto.

L' amica Betty (quella della sauna), a meno di cinque anni dal matrimonio, è sull'orlo della separazione. Alla terza crisi, stavolta pare sia definitiva. La notizia in realtà non ci lascia poi così di stucco, dato che nessuno ha mai capito perchè si sia voluta sposare così presto, da finire l'università lei, la specialità lui. Uno col quale stava da relativamente poco tempo, appena uscita malamente da una storia ultraquinquennale.
Ma questi sono affari loro.
Il punto è che, pur vedendovi regolarmente, tutta questa storia non la sai da Betty, ma dall'amica comune Nìa (sempre della compagnia della sauna) che, per sfogarsi dei casini che le riversa addosso Betty, li riversa a sua volta su di te.

Betty la conosci da tanti anni. Anche se non siete mai state intime, fa parte di quel gruppetto di amici che vedi sempre quando torni a casa. Di quelli con cui passi Capodanno, Pasquetta e Ferragosto, ti fai il regalo e gli auguri il 24 dicembre. Che c'era alla tua laurea, che sei andata al suo matrimonio, che da dieci anni ci festeggi il compleanno assieme. Eppure di lei non sai nulla e quello che sai, te lo racconta un'altra persona.

Con Nìa vi etichettate a vicenda come migliori amiche da anni, ma ormai non parlate più se non dei problemi coniugali di Betty. Perchè di sè, Nìa non parla mai: si trincera dietro la sua atavica riservatezza e il ritornello 'Non è che se non parlo non ti voglio bene, sai che sono fatta così'. Così anche tu, davanti a quel muro di gomma, non riesci più a dirle tante cose. Come per esempio che hai aperto un blog, per avere uno spazio dove sfogarti e confrontarti, perchè con lei non lo hai più. Da lei ti aspettavi che ti dicesse qualcosa sulla tua immobilità forzata di questi mesi, anche insultandoti magari, ma facendoti sentire che c'era. E invece non ti chiede mai niente, nemmeno com'è andato l'ultimo colloquio.

Grazie al weekend elettorale, vedi l'amico Puccio (quello che fa le foto fighe con il Samsung S3), che di solito vive dall'altro lato del Mediterraneo. Lui è già aggiornato su tutto, e da Betty stessa, tramite regolari contatti via Wazzup: shame on you Personne, che ti ostini a non possedere uno smartphone e sei irrimediabilmente tagliata fuori dai rapporti sociali. Inoltre, Puccio ti confessa di essere appena uscito da una grossa crisi con il suo storico ragazzo: è stato malissimo, poi per fortuna la settimana scorsa sono tornati assieme. E tu non ne sapevi niente. Nada. Nulla.
E lui è uno dei tuoi amici più stretti, di quelli che sa praticamente tutto di te. Ci passi le ore su Skype o in macchina sotto casa, a parlare di tutto e tutti. Ci sei andata in vacanza assieme, ti è venuto a trovare in tutte le tue peregrinazioni per il mondo e ha conosciuto tutti i tuoi universi paralleli. Eppure, fino a pochi giorni fa, questo amico era sull'orlo del baratro e non lo sapevi. Che se ci fossi stata tu al suo posto, in crisi nera, lo avresti sentito subito. Ma lui non ci ha nemmeno pensato.

venerdì 22 febbraio 2013

Frammenti&ricordi


 

Mercoledì la mia ex coinquilina Mammetta, la mia gumpis, si è laureata.
Toccata e fuga a Milano, per assistere al grande evento ma soprattutto per essere lì con lei, che per me c'è sempre stata, nel momento della liberazione. Finalmente fuori da quella maledetta unversità, la cui unica cosa buona è stata averci dato l'occasione di incontrarci. Per me, animo irrimediabilmente sentimentale, tornare dopo tanto tempo in quei chiostri è stata un'occasione per ripensare con un pizzico di struggente nostalgia a quando quelle mura erano la mia quotidianità.

A quando il mio pensiero più serio erano lezioni, libri ed esami. Che per il 'dopo' c'è tempo, intanto pensa a studiare, mi dicevano i miei genitori.

A quando, appena arrivava la primavera, con la scusa della pausa caffè ci fermavamo le ore a cazzeggiare nei chiostri, filosofando sulla vita, la politica, la società, la storia, sentendoci dei grandi intellettuali solo perchè eravamo al secondo anno di università e studiavamo per la prima volta in vita nostra gli anni Sessanta.

A sessioni estive passate in biblioteca, svegliandosi all'alba per arrivare a prendere un posto, perchè l'aria condizionata era l'unica via di sopravvivenza alla canicola milanese. E perchè speravo sempre di incontrare quel tizio di cui ero follemente innamorata, che si interessava a me (e ai miei sforzi di apparire carina e fresca con 40° all'ombra) come un pastore bergamasco si interesserebbe a una boccetta di Chanel n°5.

A quel gruppetto di sfigati che eravamo, io e i miei compagni di corso, del sottogruppo della facoltà sfigata per eccellenza, Lettere&filosofia: troppo poco fashion per beni culturali, troppo poco intelligenti per filosofia, troppo poco secchioni per lettere classiche, troppo poco inquadrati per lettere moderne, troppo poco cazzari per linguaggi dei media. Storici.

Al giornaletto di Dipartimento che avevamo messo in piedi al terzo anno e che costringevamo amici, coinquilini e parenti a leggere, perchè altrimenti sarebbe rimasto abbandonato sul bancone della biblioteca. Ma noi ci sentivamo dei fighi ad averlo messo assieme, e già ci vedevamo come i Biagi, i Montanelli del futuro, che dopo trent'anni di carriera, alla cosegna del pulitzer, avrebbero ricordato che tutto era cominciato a vent'anni, in quei chiostri.

Poi ti guardi attorno, e vedi che non sei più parte di quel mondo di illusioni e belle speranze. Che sei cresciuto, e che tutto attorno è cambiato. Che alla laurea della tua gumpis non ci sono più gli amici di un tempo, ma il suo ragazzo con la sua famiglia. E che lei, in fondo, il suo posto nel mondo lo ha trovato, è felice ed ha dei progetti, anche senza di te. Pensi che tu sei rimasta ferma a sognare ad occhi aperti mentre gli altri andavano avanti. Chi si è sposato, chi ha fatto carriera, chi è diventata madre, chi convive, chi ha abbandonato i sogni di gloria per la stabilità di un posto fisso che gli permette di essere concretamente indipendente, chi si è dato alla politica, chi ha ripreso il suo posto dove l'aveva lasciato. E tu sempre lì, che non sai nemmeno che cosa ci stai a fare, con tutti che credono tu stia facendo chissà che grandi cose, mentre invece sopravvivi, cercando di ricacciare via il pensiero di un domani che non sai se vuoi che arrivi. 

Tornando alla PCBP in treno mi sono accorta che, pochi sedili dietro di me, era seduta una mia vecchia compagna di scuola. Non ci vedevamo da almeno 5 anni, dall'ultima pizza di classe. Mi sono rintanata dietro al mio schienale a leggere una rivista e non mi sono mai girata per andarla a salutare. 
Non avrei saputo come rispondere alla domanda di rito su chi, o cosa, fossi diventata.

martedì 12 febbraio 2013

COINQUILINAGGIO, apologia del


 Di recente spopola sul web questo sito, dedicato alla sensibilizzazione sulla -ahimè diffusissima- piaga sociale della convivenza fra estranei. Io invece, reduce da una rimpatriata milanese con le coinquis (le prime, indimenticate e insostituibili), voglio spezzare una lancia a favore del coinquilinaggio, quello con le Amiche con la A maiuscola.

All'inizio eravamo in 4: apparentemente niente in comune, con alle spalle realtà (anche geografiche: nord, centro, sud e isole) ed esperienze diverse. Ma, in qualche modo, avevamo trovato un nostro equilibrio:

La mammetta, la più giovane ma la più responsabile di noi, (all'apparenza) così precisa, rigida, solida e quadrata. Così soprannominata perchè era quella che si prendeva più cura della casa (e della Gumpagnuccia svampita). Io preferivo (e preferisco) chiamarla 'la malata', nel senso bonario e dialettale delle sue parti di 'scema', perchè sotto quell'aspetto preciso in realtà è un fumetto vivente. Era lei che congelava i pupazzetti di neve nel freezer in mezzo alle fettine di carne, impiccava al lampadario i peluches che -diceva- portavano sfiga e si nascondeva negli armadi. Ma vi pare una normale?!

La gumpagnuccia, perchè era la mia adorata prima compagna di stanza. Una forza della natura. Animale notturno, una volta me la sono trovata che spolverava i mobili della stanza alle 2 di notte. Distratta, persa, svampita, con le mani perennemente bucate, una ne fa e cento ne pensa. Perennemente incasinata e in cerca di casini (all'epoca, ora un po'meno?!), ma sempre pronta ad ascoltarti e sempre con le parole giuste da dirti per farti sentire meglio. Nostante le premesse cazzone, sapeva e sa il fatto suo così bene che è l'unica di noi che ha fatto carriera, e continua a farla.

La delusione vivente, e l'epiteto la dice tutta. Ha tagliato i ponti con me, le altre e tutti gli amici di quell'epoca spensierata. Va citata perchè anche lei era parte della nostra piccola famiglia. Che poi si emersa la sua vera ed intrinseca natura di creatura profondamente egoista, è un'altra faccenda.

E infine io, la nordica terrona, come mi definiva la lucana della compagnia (e se lo diceva lei...).

Dopo 2 anni in collegio, avevamo trovato un appartamento grande e ben tenuto in periferia (in Polinesia, ci prendevano in giro gli amici, perchè era parecchio lontano da dove avevamo sempre vissuto, attaccati all'università), la Casa degli Inganni. Ci siamo andate a vivere che avevamo 20/21 anni, la primissima volta da sole, lontano da qualsiasi forma di sorveglianza adulta. Ci sentivamo il gruppetto più cool mai esistito, altro che quelle 'vecchie' trentenni di Sex and the city.

20 anni. Un'amicizia che sembrava indistruttibile. Una casa nostra. Una città da conquistare.
Finalmente libere.

Tornare a casa dall'università era come rientrare in famiglia, con quelle sorelle che non avevo mai avuto per davvero. Si parlava tanto e si condivideva (più o meno) tutto: ansie universitarie, frustrazioni, sogni per il futuro, ideali, amori mai iniziati o finiti tragicamente. Con la foga e la passione tipica dei 20 anni, di chi si affaccia alla vita e si sente 'grande' perchè, per la prima volta in assoluto, vive da solo. Se stava male una, stavamo male tutte. Ci schieravamo come paladine della giustizia contro ogni maschio bastardo che faceva soffrire una di noi. Se un esame andava male, era la scusa per prendere un dolcino trasudante nutella dove affogare la delusione.

Ricordo sabati sera trascorsi bevendo e starnazzando prima di bardarci come delle disperate per uscire a ballare, stavolta senza dover aspettare che riaprisse il collegio alle 7, ma sentendoci superfighe a tornare a casa in taxi alle 5 del mattino. Cene alcoliche con gli amici, che finivano immancabilmente con loro accampati in salotto con i nostri pigiami, perchè avevano perso l'ultimo autobus per tornare in collegio.

Una volta io e la Mammetta abbiamo avuto un'accesa discussione, sfociata in lite: io sostenevo che quello che mi piaceva fosse la copia spiccicata di Aldo Montano, quindi più figo dello spasimante di Mammetta, Teddy detto il quarterback. Lei invece definiva il 'mio Aldo' un cesso atomico, e il suo Teddy le pareva Daniele Bossari (ovviamente dei poveri). Siamo finite a urlarci contro, cercando il sostegno delle altre 2 che, non ottenebrate dall'ammmore, vedevano entrambi i soggetti in questione come 2 roiti colossali.

Non siamo mai andate in vacanza assieme, perchè vivere assieme era già un po'una vacanza.

Abbiamo passato una sessione estiva di studio matto e disperatissimo. Ricordo che abbandonavamo i libri sul tavolo per andare a prendere un gelato sotto casa, e alla fine non li riaprivamo più, perchè al ritorno ci perdevamo in chiacchiere e castelli in aria sul futuro. E appuntamenti notturni in cucina per colossali caffettazio doppie, alle 3 di notte, disfatte e assonnate, per poi presentarsi all'esame il giorno dopo alle 9, occhiaie nascoste sotto kili di fondotinta, e portare a casa un insperato 28.

Guardavamo soap opera e programmi trash alla televisione. Ci prendevamo tanto in giro e ridevamo ancora di più. Facevamo progetti strampalati di zoccolaggio di massa, ma alla fine ci innamoravamo irrimediabilmente di sfigati senza futuro (e comunque, non è che qualgliassimo più di tanto). Cercavamo di darci un tono da intellettuale con libri e film impegnati, per poi finire sempre su 'L'allenatore nel pallone' e i fumetti giapponesi. Le mie compilations deprimenti, 'Sull'orlo del baratro' vol 1 e 2, le ascoltavamo facendo le pulizie così perdevano tutto il loro pathos tragico. Conservo ancora un terribile perizoma con le paperelle, che mi avevano regalato per consolarmi da un'atroce delusione amorosa.

La prima ad andarsene, dopo appena un anno di coinquilinaggio, è stata la Gumpagnuccia, portandomi all'orlo della disperazione. Per fortuna al suo posto è venuta la Mammetta.
Poi è stato il mio turno, per andare in erasmus.
Poi (finalmente) è stata la Delusione vivente a scomparire, e non ci siamo più viste, se non una volta tanti anni dopo per regolare i conti.
Poi è stata la Casa degli Inganni ad andarsene, perchè il proprietario l'ha dovuta vendere, e Mammetta si è trasferita da un'altra parte, con altre persone.

La convivenza non è sempre stata facile: non sono mancate incomprensioni, litigi, momenti di intolleranza e scazzo. Ma quel primo anno nella casa degli Inganni ci ha unite per sempre, e i momenti vissuti assieme sono ancora fra i ricordi più preziosi che abbiamo. Ancora oggi, quando ci rivediamo (e, ahimè, le occasioni sono sempre meno: questo weekend era il primo assieme dopo un anno e mezzo), siamo le stesse di quando avevamo 20 anni. Siamo cresciute ed abbiamo preso strade diverse, siamo cambiate, ma il legame è rimasto inalterato nel tempo: ridiamo e diciamo scemenze come allora, siamo sempre pronte ad ascoltarci e sostenerci, a volere il meglio per ciascuna di noi.


Noi fra qualche anno (Foto Giuseppe Morandi, http://www.lombardiabeniculturali.it)


venerdì 8 febbraio 2013

MILANO


Source: www.permesola.com


Milano dove sei approdata ragazzina di provincia, sola, timida, insicura, tanti anni fa. Inseguendo l'idea di un amore, il miraggio di un flirt estivo.

Milano dove hai conoscuto l'Italia, negli sguardi di chi, come te, ci è venuto a studiare, inseguendo il sogno di un futuro diverso, o semplicemente per saper apprezzare meglio casa propria e tornarci con il cuore più leggero. Dal Piemonte a Trieste, da Ancona alla Basilicata, da Ragusa alla Sardegna.

Milano da dove volevi scappare, perchè quei palazzi grigi, quel cielo scuro, quella gente che corre sempre, a ogni ora del giorno, non era quello che volevi per la tua vita da studentessa spensierata.

Milano che nonostante tutto ti è mancata, nelle lunghe giornate in un Paese straniero, dove non capivi nemmeno quando ti dicevano il prezzo al supermercato.

Milano da dove sei partita per esplorare il mondo, giovane donna, con una valigia piena di speranze e un pezzo di carta chiamato laurea in tasca.

Milano grigia.
Milano fredda.
Milano dove la nebbia ti sorprende ai navigli il sabato pomeriggio, che non riesci a vedere più di 10cm al di là del tuo naso.

Milano calda e appiccicosa sotto il sole d'agosto che nemmeno all'inferno.
Milano dove di notte in estate non tira un filo di vento e non riesci a dormire, nonostante indossi nient'altro che la tua pelle, spalanchi porte e finestre, la borsa del ghiaccio e il ventilatore puntato addosso.
Milano dove quando piove, l'umidità ti entra fin sotto il cappotto e ti inzuppa anche l'anima. E maledici i tuoi capelli che si arricciano in boccoli crespi e scomposti.

Milano che quando esci dalla metro in piazza Duomo, sotto il sole di aprile, e ti trovi davanti le guglie bianche protese verso il cielo azzurro e la Madonnina che brilla, pensi che l'Italia è davvero il Paese più bello del mondo.

Milano con le sue vetrine abbacinanti, davanti alle quali ti fermi a sognare ad occhi aperti, che magari un giorno ci sarai tu dentro quel favoloso vestito rosso da sera di Valentino.

Milano che passeggiando di sera per le vie acciottolate di Brera, con le sue luci soffuse e le chiromanti a ogni angolo che spiegano tarocchi ed arcani, ti pare di essere tornata indietro nel tempo di un paio di secoli.

Milano monumentale.
Milano grande, che quando abitavi in periferia ti sei letta mezza biblioteca, avanti e indietro dall'università sulla metro e sugli autobus.

Milano buia e gelida in inverno, che pensi a tua madre lontana che sorseggia il suo thè bollente e vorresti tornare bambina, per sederti sulle sue ginocchia e dimenticarti di tutto. E invece sei in giro a dare ripetizioni a ragazzini troppo pigri o viziati per studiare da soli, e poi a casa hai una tesi da scrivere che devi finire, veloce che la vita non aspetta.

Milano dove hai trovato quella famiglia che ti sei scelta, quegli Amici con la A maiuscola con cui sei cresciuta e sei diventata grande, con cui hai condiviso speranze e delusioni, sogni e paure, tristezza e rabbia ma soprattutto tante, tante risate. Alcuni li hai persi per strada, altri sono ancora lì e sai che ci saranno per sempre.

Milano che alla fine ci torni, sempre e comunque, perchè un pezzo della tua vita è rimasto lì.
Milano dove, nonostante tutto, ti ci senti sempre un po'a casa.

lunedì 4 febbraio 2013

Liebster blog award


Un lunedì mattina come tanti: sonno che non se ne vuole andare, voglia-di-lavorare-saltami-addosso e il solito controllo compulsivo della casella email ogni 5 minuti (sai mai che sia arrivato Godot).
Godot come sempre non c'è, ma a questo giro cosa ti trovi? La nomination per il Liebster Blog Award di MissStuffo, che ringrazio onoratissima per la stima e per avermi pensata.
Che dire, mi ha davvero rallegrato la giornata. E può sembrare banale, ma mi ha fatto realizzare che questa cosa del blog, iniziata un po'così per caso, è uno dei tassellini importanti che sta dando un significato alla mia precarietà costitutiva.
Ma bando alle ciance.
Per adempiere al meglio alla nomination, occorre: 

1) Elencare 11 cose che mi riguardano.
2) Rispondere alle 11 domande a me rivolte da MissStuffo.
3) Scrivere 11 domande per le persone che nominerò a mia volta.
4) Invitare a mia volta altre 11 persone, di cui apprezzo il blog.

Cominciamo con i caz...ehm, le undici cose che mi riguardano:
  1. L'amicizia è il mio valore supremo. Le più grandi delusioni della mia vita le ho ricevute da amicizie tradite.
  2. Sono una persona contraddittoria. Estremamente (seguirà a breve post dedicato).
  3. Sono stata tre mesi in India ed è stato amore folle, viscerale. Mi è entrata nell'anima e nel cuore e, ancora adesso, a volte mi prendono delle fitte di nostalgia dolorosissime.
  4. Ho il culo pesante, ma se riesco a muovermi poi non mi ferma più nessuno.
  5. Sono molto scaramantica, e mi faccio un sacco di film quando mi sembra di riconoscere dei segnali di un qualche avvenimento superiore (ho detto scaramantica, non pazza. E l'oroscopo, leggo solo ed esclusivamente quello di Brezsny).
  6. Sono estremamente testarda, ma di quelle che proprio non mollano finchè non ci si frantumano contro il cranio. E anche lì, non è ancora detta l'ultima parola...
  7. Adoro cucinare, per gli amici ma anche per me perchè mi piace anche mangiare. Mi diverto di più a fare dolci, ma come gusti sono assolutamente per il salato.
  8. Sono quella che si tira sempre mille pipponi, aka seghe mentali. Ma sto cercando di smettere.
  9. Nonostante tutto, sono un'inguaribile sentimentale che spera ancora nel grande amore (auto-risatina acida di scherno)
  10. Pur con tempistiche da bradipo infreddolito, cerco sempre di migliorarmi e aggiustare il mio carattere e la mia attitudine verso il resto del mondo.
  11. Incredibilmente, sono una persona (abbastanza) zen, con la calma e il sangue freddo si arriva prima e meglio alla soluzione...ma quelle (rare) volte che mi inc***o, meglio avere sottomano un bunker antiatomico.

Ecco quindi le risposte alle domande di MissStuffo:

1. Perché hai dato questo titolo/nome al tuo blog
Per caso. All'inizio volevo chiamarlo precariaMENTE, ma l'estensione di blogspot non lo accettava. Allora l'ho modificato in precariamentando, ma mantenendo come titolo precariaMENTE. Poi ho scoperto che ne esisteva già uno uguale, anche se sotto un altro portale. E siccome non volevo fare la copiona, mi sono tenuta come nome quel precariaMENTEando fortuito, ma sempre mettendo in risalto la MENTE (bacata) che dovrebbe starci dietro (ovvero la mia).

2. Perché hai deciso di aprire un blog
Per sfogo, per riuscire a riconsiderare meglio le cose vedendole nero su bianco, per scambio e condivisione di esperienze, perchè il dialogo è sempre fruttuoso (nella speranza che qualcuno avesse voglia di dialogare con me).

3. Da dove trai ispirazione per i tuoi post
Da esperienze che ho fatto in passato ma che considero ancora molto significative, da cose che mi succedono adesso, da riflessioni e considerazioni che faccio in relazione a qualche cosa che mi succede.

4. Nella prossima vita vorresti essere…
Un'attrice. O un gatto.

5. Avresti tanto voluto vivere negli anni…
Potendo scegliere anche il secolo, nella seconda metà dell'800. Rimanendo nel 20°, assolutamente a cavallo fra gli anni 60 e 70.

6. Una frase, parola che identifichi la tua filosofia di vita
Non sono cattiva, è che mi disegnano così. 

7. Il tuo film preferito
Oddio, uno solo non ce l'ho! Posso ridurre al massimo ai 5 fondamentali: Via col vento, Il dottor Zivago, Assassinio sul Nilo, Hero e Il diavolo veste Prada. 

8. 3 cose che ami e 3 che odi
Amo: i gatti, il mare, viaggiare.
Odio: gli egocentrici, le coinquiline che ti piazzano automaticamente il fidanzato in casa 24/7, lo sporco.

9. In quale nazione/stato vorresti vivere?
Se avessi un lavoro fico, in Italia a Roma. Ma siccome non ce l'ho, e dubito molto di arrivare mai ad avercelo, idealmente vivrei a Vienna.

10. Qual è la parolaccia/imprecazione più frequente che usi?
Minchia!

11. Quella volta che ho riso con le lacrime e le convulsioni.
Allo spettacolo di Maurizio Crozza questa primavera: a un certo punto ho iniziato a ridere così tanto che non riuscivo più a respirare, nè a prendere aria dalla bocca, e ho seriamente pensato che sarei morta (letteralmente) dalle risate. E che sarebbe stata una gran bella morte.

Quindi, ecco le mie 11, fatidiche domande:
  1. Cosa ti piace di più dell'avere uno spazio virtuale (il blog, appunto)?
  2. Cosa ti piace leggere negli altri blog?
  3. Se fossi un animale, saresti...
  4. Libro/i preferito/i
  5. Tre cose che porteresti con te su un'isola deserta
  6. Ragione o sentimento? 
  7. Se avessi una macchina del tempo, andresti...
  8. Quella volta hai pianto perchè...
  9. Cambieresti qualcosa di te (e, eventualmente, cosa?)
  10. Vinci un biglietto open per una destinazione a tua scelta: dove vai?
  11. La persona/personaggio (del passato, contemporaneo, del futuro, reale o immaginario che sia) che vorresti incontrare per prenderci un thè e fare due chiacchiere.

E infine, last but not least, le mie 11 nominations! Per quelle blogpersone che riescono a darmi uno spunto per riflettere, anche solo strapparmi un sorriso, o che mi fanno capire che, sulla barcaccia della vita, sono in buona compagnia:
  1. Lapattipeppa 
  2. Roberta 
  3. RM 
  4. Kanachan 
  5. Berry
  6. Iron(y) Curtain
  7. Tina 
  8. Claudia 
  9. Ernesto 
  10. Queen Zit
  11. Olivia 
...se volete rispondere, bene. Se non volete sbattervi (leggi: se avete di meglio da fare rispetto alla sottoscritta), fa lo stesso. Amici come prima.
Sappiate che non vi basterà per liberarvi di me, continuerò comunque a leggervi e intrufolarmi nei vostri blog! :-P
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