martedì 30 aprile 2013

DOMANI È UN CA**O DI ALTRO GIORNO


Sabato sera (la mia vita sociale nella PCBP è pari a quella di un bradipo ibernato) ho deciso di celebrare la pace di casa nel migliore dei modi: cucinarmi un piatto dai sapori nostalgici indiani e vedere Via col vento
Via col vento è uno dei miei film preferiti. Da sempre.
Fin da piccola, Rossella O'Hara ha incarnato per me l'ideale femminile supremo: bella, forte, orgogliosa, una che non guarda in faccia nessuno per realizzare i suoi obiettivi e che alla fine ottiene sempre quello che vuole.

Stavolta però, per la prima volta in vent'anni che vedo Via col vento, fin dalle prime scene a Tara mi si sono inumiditi gli occhi. Sto diventando una di quelle vecchie zitelle sentimentali che si commuovono guardando i film. E per la prima volta ho realizzato che Rossella non è affatto quel magnifico personaggio che avevo sempre ammirato, ma una donna sola, che ha rovinato la vita sua e di chi l'ha amata, inseguendo per anni qualcosa che esisteva solo nella sua testa. Lei stessa è stata la prima e unica causa della sua rovina. 

giovedì 25 aprile 2013

Ma è davvero così strano?!


Un post al volo, così random.
Per una volta niente pipponi, niente viaggi a scrocco, niente nostalgie ataviche, niente menate esistenziali sulla disoccupazione latente e il mio stallo improduttivo.

Solo una piccola considerazione.

Un mesetto fa ad un seminario ho conosciuto uno, parlando così random, di viaggi. Qualche giorno dopo me lo ritrovo all'esercitazione del corso di fotografia (stesso corso, ma 2 giorni diversi) e infine anche su alcune foto che stavo caricando sul blog della ong dove ogni tanto presto lavoro servile gratis et amore dei vado a dare una mano. Insomma, ultimamente me lo ritrovo sempre in mezzo. Un tizio normalissimo, ci si saluta, si chiacchiera, ma non ci conosciamo per niente. Non siamo manco amici in Féisbuc, che ormai è la soglia minima di rapporto sociale universalmente condiviso.

domenica 21 aprile 2013

PIOGGIA&PAROLE




Stamattina, quando mi sono svegliata, pioveva.
Fino a ieri esplodeva la primavera, e oggi di nuovo inverno.
Che poi, io odio la pioggia.
Sarà l'umido che increspa i miei capelli, già ribelli di loro. L'acqua che mi appanna irrimediabilmente le lenti sinuose. Il freddo che mi entra sotto i vestiti.
Sarà che mi ricorda Bruxelles, dove dicono che piova sempre, ma alla fine ti ricordi solo le giornate di sole. Sarà che mi fa venire nostalgia di quella vita che avevo e che non ho più, perchè l'ho mollata io.


E mi sono venute in mente parole.

mercoledì 17 aprile 2013

My beloved KRUCS: considerazioni random sulla Germania


Torta della Foresta Nera, specialità locale


E così eccomi di ritorno dalla mia visita in terra teutonica.

Il tempo con la mia amica Claudi è letteralmente volato e, nonostante non ci vedessimo da più di un anno, era come se ci fossimo salutate ieri. Aver condiviso assieme la prigionia polacca ha creato un legame davvero fortissimo. Non ci siamo fatte mancare proprio niente: gossip su vecchi compagni di master e colleghi, visione di robaccia sdolcinata a lieto fine (che lei ama e io detesto) e del nostro film comico di punta (Top Gun), ricordi più o meno esilaranti, risate, cooking sessions selvagge, progetti, sogni di evasione e, ovviamente, qualche pippone (ma per i miei standards anche pochi, sto migliorando!).

La nostra produzione di macarones, rigorosamente home made

La visita a Friburgo è stata anche l'occasione per andare a trovare la FedeCa, mia compagna di classe di liceo. Emigrata per studiare medicina, ha finito per sposarsi con un pezzone crucco un ragazzo tedesco ed ora è madre di due pargoletti, una di 4 anni e uno di 3 mesi.

giovedì 11 aprile 2013

Sulla nobile arte dello SCROCCO


 La vita precaria da nomade, oltre agli strazianti addii, dà l'occasione di incontrare persone provenienti da luoghi diversi dal tuo, offrendo così validi pretesti per andare a trovare gli amici lontani. E io, modestamente, sono la regina della vacanza a scrocco un'indefessa viaggiatrice in nome dell'amicizia fuori porta.

Che poi, mica puoi rifiutare gli inviti. Non facciamo i buzzurri, suvvia.

Così l'estate del primo anno di università mi sono fatta due settimane di vacanza in Sardegna: prima a casa della mia saggia amica Esse (e della sua dolcissima mamma, che mi ha deliziata con vere leccornie sarde); poi, assieme ad altri amici dell'università, ospiti nella vecchia casa al mare di uno di noi. Per la modica cifra di un pallone da beach volley, un profumo dell'Adidas e una pianta per la madre, il tutto diviso per 9, tanti eravamo gli scrocconi gli ospiti dell'amico Anze.
La mia ex compagna di stanza, la Gumpagnuccia, mi ha offerto asilo per ben tre estati sulla riviera del Conero, facendomi scoprire quella perla di regione che sono le Marche, delle quali sono diventata fan n°1. Due anni fa, i costi della mia vacanza in Salento si sono drasticamente ridotti grazie all'ospitalità della mia ex coinquilina Emmegi. Che, oltre ad ospitare me e l'amica Nìa per qualche giorno a casa sua, ci ha rifornite per il ritorno di Primitivo di Manduria, friselle, taralli e barattoloni di salsa di pomodoro casalinga, una vera delizia che qui nel gelido nord non ci sognamo nemmeno.

Lu Salentu - lu sole, lu mare, lu ientu

Ma l'incetta più prestigiosa di scrocchi gentili inviti però l'ho collezionata grazie all'Erasmus. Che, oltre al sincero (dico davvero!!!!!) piacere di rivedere gli amici con cui avevo passato uno dei periodi in assoluto più belli della mia vita, mi ha dato la possibilità di andare in vacanza a costo quasi zero in posti meravigliosi.

sabato 6 aprile 2013

Pot-pourri POLACCO (pot, ma soprattutto POURRI*)


 Ieri in autobus, concentrandomi un attimo sulle conversazioni delle signore mie dirimpettaie (della serie, quando una non c'ha un ceps da fare), il mio radar infallibile ha captato delle parolette po polsku. Normalissimo, visto che qui nella PCBP ultimamente pullula di badanti di provenienza dell'Europa orientale. Se fino a qualche anno fa non ci avrei mai fatto caso, dopo aver passato 10 interminabili mesi di inverno polacco adesso appena riconosco lo slavico idioma un brivido ghiacciato mi scorre lungo la spina dorsale e si risvegliano i ricordi ahimè mai sopiti del mio soggiorno a Varsavia. Che, per carità, in sè per sè non avrei niente contro la Polonia, ma ho avuto la sfiga di passare il mio annus horribilis da quelle parti.

Quando, a settembre di qualche anno fa, sono approdata a Varsavia per iniziare il master, venivo da 8 mesi di vita romana (caldi e professionalmente gratificanti) e da un'estate memorabile, passata con le mie amiche più care e la mitica équipe dell'erasmus. Ero piena di belle speranze e buoni propositi, che si sono puntualmente sgretolati nel giro di qualche settimana.

Il bellissimo campus del mio College a Varsavia era circondato dal nulla più totale delle grandi periferie dell'est: nei dintorni c'erano un supermercato, un bar, tre ristoranti. Il resto, casermoni. Per arrivare in centro ci volevano 40 minuti (a tratta). Il piano di studi del master era talmente serrato, fra lezioni, lavori di gruppo, seminari e studio, che 'sprecare' quasi un'ora e mezza solo per trascinarsi in qualche fumoso bar del centro era un lusso da centellinare con parsimonia.

Il 'parchetto' del campus

lunedì 1 aprile 2013

Pesce d'aprile!



Uno dei migliori pesci d'aprile di sempre lo detiene la sottoscritta: a coronamento della mia brillante (hahaha) carriera universitaria, il 1 aprile di 5 anni fa, oggi come oggi, mi laureavo.
Quando la segreteria studenti mi aveva comunicato la data, avevo inevitabilmente pensato: eccola qui, la presa per il c**o finale e definitiva dell'università italiana, degna conclusione del mio fuffissimo cursus studiorum, farmi laureare nel giorno della burla per antonomasia.

Visto che (ma va?!) ero particolarmente scazzata riguardo all'intero evento, avevo fatto di tutto per smorzare l'entusiasmo di genitori, parenti e amici. Ovviamente remando contro, nel mio inconfondibile stile cagacazz rompiballe.
Col risultato di averci messo due mesi per mettere assieme l'outfit (comprando i pezzi in 4 negozi diversi di 2 città diverse, e spendendo sicuramente il doppio che se mi fossi decisa a prendere un unico, fottutissimo vestito), e di aver costretto mia madre e la sua amica a fare turni da fabbrica alla Oliver Twist per confezionarmi le bomboniere, alle quali mi ero opposta fermamente fino a 48h dall'evento, per poi dire che sì, forse dai, erano un'idea carina e sarebbe stato bello averle.

Le fatidiche bomboniere (notare il bigliettino a forma di pesce!)


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