domenica 25 agosto 2013

L'AFRICA parte IV, o dell'agognato ritorno

http://www.zanzibar-guesthouse.com/images/Havet/jambiani-beach1.jpg
 
Ebbene sì, si torna in Africa.

Altro giro, altra esperienza, sempre di volontariato. 
Fra esattamente 24 ore sarò su un volo, direzione Muscat per lo scalo, che poi mi porterà a Zanzibar.
Sì, lo so, lo so, avevo detto volontariato, e Zanzibar non è proprio la prima location africana che viene in mente per andare a fare del volontariato. Ma uno può anche unire l'utile al dilettevole, no?!

Sono in partenza come volontaria di una onlus che fa progetti negli asili dell'isola. Per le prossime due settimane, io e gli altri nove miei compagni di avventura vivremo assieme, ospiti in una struttura dell’associazione, nel villaggio di Jambiani. Ogni giorno andremo negli asili del progetto sparsi per l’isola, portando il nostro contributo per piccoli lavori di manutenzione, abbellimento delle strutture ed animazione dei bambini. Abbiamo preparato delle marionette e dei burattini per mettere in scena delle favole, siamo armati di guanti da giardinaggio per scrostare cancelli arrugginiti e dotati di vecchi pantaloncini per imbrattarli con la vernice che passeremo sui muri. Ma, soprattutto, abbiamo addosso una voglia matta di partire.

Non andiamo tanto a fare, ma a conoscere e (cercare di) capire.

E, soprattutto, a fare il pieno di Africa, per tornare con un rinnovato, dolcissimo e inebriante mal d’Africa.

Ci risentiamo fra due settimane, che a Zazibar non avrò (per fortuna e per scelta) alcun contatto con il resto mondo: niente TV, niente internet, niente giornali. E spero anche niente seghe mentali.

giovedì 15 agosto 2013

PIPPONE FERRAGOSTANO (fortunatamente breve)

Immagine presa dal web

E certo, che l'arte delle seghe mentali del pippone ad oltranza non va mai in vacanza, manco a ferragosto.
Possibile?! Certo, se sei sola davanti allo schermo del pc, in un ufficio deserto, il silenzio interrotto solo dalle bestemmie saltuarie dei signori malati psichici della casa di cura dirimpetto, come oggi la sottoscritta.

Reduce da una due giorni di lavoro fuori città riscopri (stranamente) il brivido di avere il trolley come prolungamento della mano destra, frequentare stazioni affollate (e zozze), approdare in luoghi sconosciuti. E ti è mancato, oh se ti è mancato!

Rivedi un vecchio amico dopo tanti anni e ti ritrovi travolta da una valanga di ricordi dolcissimi. 20 anni e un gruppo di amici che chiamavi la famiglia; una vacanza in Sardegna, la prima 'da grandi' quando invece si era ancora dei ragazzini; una settimana di 'studio' in montagna, dove avete fatto di tutto tranne che studiare: la prima vera Sbronza, il tentativo di fumarsi un papavero perchè non c'era niente altro e le risate a crepapelle, manco fosse stata l'erba più sopraffina.

mercoledì 7 agosto 2013

DELIRI ESTIVI, o dell'elogio di Fantozzi come tecnica di sopravvivenza


Fa caldo. Tanto. E io non c'ho manco uno straccio di Antò sottomano.
Nel delirio afoso di questo agosto cittadino, nota positiva dal palinsesto: stasera in tv c'è un Fantozzi.
Sottoquell'aria da (finta) intellettuale, signorina bon-ton con l'occhialetto griffato allungato a farfalla, unghie laccate Chanel che si picca di leggere solo mattonazzi indigesti grandi classici, batte un cuore da sfegatata groupie del ragioniere. Che, se proprio vogliamo dirla tutta, secondo me Fantozzi offre un magnifico spaccato socio-antropologico dell'Italia a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. Sul serio!! E tutti quei (veramente finti) intellettuali che lo disprezzano a favore di Fellini, Antonioni e Pontecorvo non hanno capito una emerita ceppa.

Vabbè, dicevo. La mia incondizionata ammirazione per Fantozzi deriva soprattutto dal fatto che mi ha salvato la vita. Durante il mio interminabile inverno polacco, passato nella gabbia dei pazzi tra libri e secchioni (per la maggior parte) arrivisti, l'unico momento di puro svago che io e i miei due soci, Accacca e Zango avevamo nel corso della giornata, era vederci dei pezzi di Fantozzi su Youtube e trasfigurare episodi e personaggi fantozziani nella nostra realtà. Anche noi avevamo un Serbelloni dai nomi altisonanti, un Barambani sbruffone, un duca-conte onnipotente e un povero coglionazzo smarrito.
In mensa scoppiavamo a ridere come degli idioti quando c'erano minestrone di riso o polpette (tu manciaaaaaaa!!!). Ci davamo del 'tu col congiuntivo' e, almeno una volta al giorno, ripetevamo a memoria la nostra scena cult per eccellenza, quella dell'accento svedese. Ogni volta ridendo come dei deficienti.

giovedì 1 agosto 2013

AFRICA parte III, o dell'eterna nostalgia


Avevo iniziato a parlare della mia esperienza africana qualche mese fa (per chi se le fosse perse, qui ci sono la parte I e parte II), agli albori del blog. Poi fra una precarietà e l'altra mi sono 'persa via' e non ci ho più dedicato altri post.
Ma all'Africa bene o male ogni tanto ci penso, ultimamente un po' più spesso. Sarà che il mio nuovo 'amico di penna' adesso sta proprio lì, in Africa (a zonzo per safari e parchi, altro che villaggi di pescatori e abluzioni nell'infestatissimo Lago Vittoria come la sottoscritta al tempo che fu). Sarà che ci torno fra poco e ancora non me ne rendo conto.

Qualche giorno fa ho finalmente avuto occasione di chiedere aggiornamenti alla coordinatrice del Centro che aveva organizzato il mio mitico viaggio in Tanzania nel fu 2005. Le ho chiesto se c'è ancora qualcuno in quella Missione sperduta dove ero stata tanto felice, se i miei frati pazzi sono ancora lì, a scorazzare per quelle strade rosse con le loro moto truccate, con le infradito fatte le gomme usate delle auto. No mi ha detto, non sono più là. Di quelli che ho conosciuto io non è rimasto nessuno su quelle colline che scendono verdi verso l'azzurro-grigio del lago Vittoria.
Al solo rievocare con la mente quei luoghi mi è venuta la pelle d'oca, a nominare quelle persone così speciali mi si sono inumiditi gli occhi. Ho rivisto volti e cose fatte assieme come fossero successe ieri.

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