venerdì 22 novembre 2013

KEEP CALM, ma impepati le chiappe e datti una mossa


Ma porc...da un paio di settimane al lavoro mi hanno bloccato tutti i siti in wordpress, blogspot e quant'altro con vago sentore di 'pagina personale', quindi il momento che dedicavo alla lettura e aggiornamento blog (aka il cazzeggio d'ufficio) non sussite più. A casa non ci sono mai, ma proprio MAI, indi per cui il mio giardinetto virtuale si sta riempiendo di ragnatele ed erbacce. E non essendo ancora (sigh!) dotata di smartphone, mi ritrovo a ricorrere a rimendi degni dell'età della pietra, ovvero scrivermi i post in word e mandarmeli per email (lo so, no comment).Bella performance per una che si sta affacciando entusiasta e piena di vulcaniche idee al mondo 2.0.

Oggi è anche stato emesso il verdetto finale, la sentenza definitiva, il compimento del mio destino:  
 
con aprile sono (di nuovo) disoccupata.
 
Che in realtà non è poi una gran novità, ho sempre saputo che con giugno sarei rimasta a casa senza possibilità di redenzione, la cosa mi frega di un paio di mesi. Cosa vuoi che sia.Però fa comunque effetto, anche perchè 4 mesi volano che nemmeno te ne accorgi. L'idea di rimettermi a mandare CV e scrivere lettere pietenti mi fa venire una reazione a metà fra l'eruzione cutanea, la gastrite e il mal di mare. Lo so, l'ho semrpe saputo che questa non era la soluzione, ma la beata incoscienza nella quale mi sono cullata in questi mesi era troppo comoda, soffice, avvolgente. Rispetto all'anno passato nel baratro della nullafacenza e della disoccupazione disperata, anche avere un lavoro precario, malpagato e frustrante mi era apparso come una gioia immensa.
C'è che sono qui bloccata.

lunedì 11 novembre 2013

DIMMELO

Dimmi che non è un caso come ci siamo conosciuti. Che se non avessi fatto quell'intervento in aula quella volta, non ti saresti mai accorto di me e non mi avresti mai parlato.
Dimmi che non sono un caso quelle nostre piccole telepatie che ci capitano ogni tanto, e che mi lasciano a bocca aperta perchè non è possibile, devi aver messo una microspia nel mio maglione.
Dimmi che non è un caso che al ristorante ordiniamo sempre la stessa cosa.
Dimmi che non sono un caso tutte quelle passioni che abbiamo in comune.
Dimmi che non è un caso se ogni volta che mi succede qualcosa di bello, sento la voglia irrefrenabile di raccontartelo.
Dimmi che non è un caso se ci sentiamo tutti i giorni.
Dimmi che non è un caso se quando penso che ci sei, mi viene da sorridere al mondo.
Dimmi che non è un caso se sono tornata, perchè dovevamo incontrarci.
Dimmi che non è un caso se non ho più paura di cosa succederà domani, perchè so che ci sarai.

lunedì 4 novembre 2013

Piccole prove di coraggio

La giovane Bì era un'adolescente insicura e piena di paranoie. A 16 anni si riteneva un mostro. Solo perchè quel cesso brufolone fumettista (se n'era già parlato qui), di cui lei era follemente innamorata non la cagava di pezza non ricambiava le sue attenzioni, lei si era automaticamente convinta che non poteva piacere a nessuno.
L'estate era il momento più atteso dell'anno, la stagione del campeggio: una settimana in baita, con altri 30 coetanei e qualche decina di animatori (poco più che ventenni, allora sembravano dei vecchioni), immersa nel verde, dove i giorni volavano fra tornei di ping pong, partite di pallavolo acrobatica, gite in montagna, gavettonate, giochi notturni di paura e grandi partite a bandiera e guerra cinese.
Quell'estate dei suoi 16 anni, al campeggio c'era anche un animatore nuovo, venuto perchè amico degli altri 'storici'. Lo avevano subito soprannominato Raggio di sole, per i capelli ribelli e l'orecchino che ricordavano Jovanotti e la sua canzone dell'estate.
Raggio di sole era sempre molto gentile ed attento nei confronti di Bì. Ogni sera le mandava un bigliettino con un complimento, una frase carina, un sorriso. Pur dentro la sua corazza di adolescente convinta di non piacere al mondo, Bì aveva intuito che Raggio di sole la guardava con occhi diversi dagli altri. E aveva avuto paura. Paura di quello sguardo dolce, paura di quelle parole di incoraggiamento, paura di quell'uomo di 8 anni più grande di lei. Quando lui le aveva chiesto di parlarle da sola, lei era scappata. Dopo il campeggio aveva iniziato a evitarlo, finchè erano arrivati a non salutarsi praticamente più.
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