domenica 23 marzo 2014

LETTERA

[al destinatario non arriverà mai, quindi ve tocca a voi. Poi prometto che di questa storia non ne parlo più!]

Non so se leggerai mai queste righe. Di sicuro non ti scriverò via mail, in caso te le farei avere tramite qualcuno: non voglio darti un pretesto per rispondermi. Ma ho bisogno di mettere tutto nero su bianco, dare forma ai miei pensieri, per cercare di dare un senso a quello che è successo. Ho bisogno di circondarmi di parole, le mie. Le parole sono importanti: te lo ripetevo sempre, ricordi?
Sto meno peggio di quello che credessi, sai?
Ho bandito tutte le canzoni strappalacrime: anche se mi vengono in mente spesso, faccio uno sforzo per non ascoltarle. A Pasqua farò un viaggio meraviglioso con Nìa, alla faccia tua e di quell'altro bastardo che l'ha mollata dalla mattina alla sera. Parlo tanto, con tutti: non ho nulla da nascondere, e il parere degli altri aiuta a capire, metabolizzare, ridimensionare. Recito, nel teatro trovo tanta forza e soddisfazione. E scrivo. Chissà che tutta questa nostra assurda storia un giorno non possa diventare un racconto come Come i pini di Roma. Peccato tu non abbia mai letto anche La guerra è finita.
Ti penso spesso, ogni giorno.
L’altro ieri mi sono imbattuta in un film di Deepa Metha, e non ho potuto fare a meno di pensarti: avremo potuto vederlo assieme, accoccolati su un divano mangiando biryani e aloo paratha, che avrei cucinato per te. Avremmo potuto fare tante di quelle cose assieme, e non le faremo mai, che ogni volta che ci penso mi si stringe un po' il cuore.
Ma cerco di non pensarci troppo. Riempio le mie giornate di cose e persone, ma il tuo ricordo è, ancora, sempre lì. Provo nostalgia e tristezza, ma non so più nemmeno io se di te o dell’idea che mi ero fatta di te, di noi. Poi però ti penso con un’altra, una per la quale proverai quel trasporto che non provavi per me ma che, per tua stessa ammissione, difficilmente riuscirà a capirti e entrare in sintonia con te come ho saputo fare io. E allora non posso fare a meno di rabbuiarmi e maledire il tuo ricordo.
Ma non ti odio, stai tranquillo.
A differenza di quell'altro, tu hai saputo (pur inconsapevolmente) rendermi davvero felice. Il tuo pensiero riempiva le mie giornate e mi hai insegnato a vedere le cose con altri occhi: il cielo era più blu, il sole più caldo, l’aria più limpida e fresca solo perché sapevo che c’eri tu. Hai riempito il mio mondo con dei colori bellissimi, e di questo devo comunque ringraziarti. Ho iniziato a sorridere alla vita, a sentirmi – per la prima volta – bene dove stavo, perché sapevo che c’eri tu. La tua presenza era il mio più grande sostegno, o per lo meno così credevo: ho sfiorato la gioia immensa che può dare la consapevolezza di non essere più sola.
Ma mi ero illusa.

domenica 16 marzo 2014

SCRIVI CHE TI PASSA, aka apologia dei cuscinetti-paracadute

WARNING! Post ad alto contenuto smenoso. Se ne avete pieni i maroni non volete tediarvi oltre, ci salutiamo qui, bye bye e amici come prima. Continuate a vostro rischio e pericolo.


ANZITUTTO grazie a tutti per i commenti e i suggerimenti dell'ultimo post: per il momento non si chiude, quindi se vi va, continuerete a sorbirvi i miei superpipponi megaseghementali allegri post precari, almeno ancora per un po'.

Dopo poco meno di un anno in cui mi ero illusa come una cogliona di avere finalmente trovato l'anima gemella, è miseramente finita: lui si è reso conto che siamo solo amici. Splendidi, intensi, grandi, fottutissimi amici, e quindi io ho chiuso la partita, che non ho nessuna intenzione di stare qui ad aspettare che tu arrivi un giorno e mi dica 'sai, ho conociuto una...' . E lui c'è rimasto pure demmerda, perch si aspettava che il nostro splendido, intenso, grande e fottutisismo rapporto di amicizia rimanesse comunque invariato: no grazie.

Quindi eccomi qui, per l'ennesima volta, a rimettere assieme i cocci, a ricostruirmi un'esistenza daccapo, e re-inventarmi una vita senza colui che, fino a pochi giorni fa, la riempiva quotidianamente ed era ruscito a farmi vedere i colori più brillanti, il cielo più azzurro, il sole più caldo: Bì, te sei pijata l'ennesima mazzatainculo, svegliati.

lunedì 3 marzo 2014

ERASE&REWIND

Arieccomi. Dopo un mese di assenza.
Ricapitoliamo.

Le parole dell'ultimo post sono uscite, in qualche modo. Ed è successo il finimondo. Un turbine di indecisione, confusione, fantasmi del passato che non passa, incomprensione e incapacità di capire sè stesso. Dall'altra parte. Da parte mia: sbroza epica con le amiche, tenuta da mignottone aggressivo, discoteca e limone duro col primo che passava (testuale). Indi 2 settimane di costante sensazione di ulcera corrosiva allo stomaco, insonnie e frantumazione in mille pezzi di cuore e cervello. Poi ci è passata sopra l'asfaltatrice. A breve la chiusura definitiva, della serie o prendi tutto il pacchetto o tanti saluti.

A seguire: profonda crisi esistenziale, sensazione di essere una Coglion@ con la C maiuscola e di avere ormai il (scusate il francesismo) culo sfondato a forza di prendermele in quel posto. Impulso n°1: rifare immediatamente la valigia, o tornare a riprendermi quella che ancora giace in una cantina di Bruxelles da 2 anni.

A ri-seguire: paranoia cosmica e paura fottuta davanti all'horror vacui del mio futuro prossimo. Milleeuna ansia a voler in fondo rimanere nel mio guscetto, che chimmelofafare di ricominciare tutto da 0 per l'ennesima volta?!

Conseguente blocco congelante della ricerca di lavoro (ma n'do ca**o vado?! E a fà che?!), pur con l'orologio incorporato in testa che fa incessantemente tic tac tic tac peggio della sveglia di Capitan Uncino.

Eccomi quindi, dopo aver ammorbato amiche, psicologa e mia zia (santa subito), a imparanoiare anche la blogosfera. Scusate, vi toccava.
Come vi toccano anche più da vicino i seguenti aggiornamenti:
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...