domenica 29 giugno 2014

STUPIDITA', il tuo nome è donna


Il mio rapporto con il genere maschile non è mai stato molto sereno e lineare. Forse ho qualche problemino io, visto il mio pullulare di amici gai e la mia pluridimostrata incapacità di gestire amicizie maschili (etero). Ultimamente poi, dopo l'ennesima mazzatainculo batosta ricevuta, sono ancora più critica e ostile verso il magnifico universomondo maschile.
[Quest'inverno, durante gli esercizi di teatro, dovevo interpretare un monologo di Chekhov che iniziava 'Voi uomini non capite un cazzo niente'. Non sapete quanto ho goduto a recitare la parte, e che litigata furibonda ho avuto col regista, che ovviamente sosteneva che noi donne fossimo tutte delle stro**e.]
Vabbè.
Ma a questo giro non voglio continuare a portare avanti la bandiera dell'incapacità di ragionamento maschile, bensì la tesi, che avvaloro di giorno in giorno, che noi donne siamo davvero sceme. Delle idiote.
Ho tantissime amiche e conoscenti, (quasi) tutte più o meno impelagate in storie assurde: l'amante dell'ex (sposato), piedi in 2/3 scarpe, chi va a caccia del grande amore in internet rimediando solo grandi trombate storie consumistiche, chi attira solo uomini già impegnati, zerbine per vocazione. Tutte donne in gamba, spesso brillanti, che però sui rapporti interpersonali scadono in un vortice di insicurezza e torbidume.

E poi ci sono io, miss pippone (credevate, sì, di esservelo risparmiati?! Eh no eh!)

lunedì 23 giugno 2014

Il lavoro nobilita l'uomo...?!

LAVORO, la piaga del nostro tempo. Un Godot che si fa sempre troppo aspettare, e non si sa nemmeno se arriverà mai.

Io rientro in pieno in quella categoria di sfigati malcapitati che nella crisi ci entrano con tutte le scarpe. Laureata nel 2008, agli albori di quella che sembrava 'una cosa americana', ho avuto la pessima idea di fare anche un master, fra il 2009 e il 2010, perdendo terreno prezioso su quella bestia nera che è il mercato del lavoro. Pur essendoci approdata a fatica, dopo appena un anno di stage (ma pagati come un lavoro italiano), ho anche avuto la pessima idea di lasciare l'estero-Eldorado nel 2012.
Sono stata quasi un anno disoccupata. Poi ho trovato una sostituzione di maternità di 11 mesi, per il lavoro che, sulla carta, era quello che avrei sempre voluto fare, ma che si è rivelato una delusione cocente. Alla scadenza del contratto il 1 giugno volevo fare la choosy viziata: prendermi un po'di tempo per me, per capire cosa fare e dove andare. Cercare forse di tornare all'Eldorado estero, o emigrare dalla provincia che forse forse mi iniziava a stare di nuovo stretta. Approfondire nuovi spunti lavorativi, inventarmi qualcosa, tornare a inseguire un sogno.
E invece, la vita è quella cosa che ti capita mentre sei intento a fare altri progetti: mai nulla di più vero. Una serie di colloqui fatti per caso, per tenermi in allenamento, e tac, mi sono ritrovata con un altro lavoro, prima ancora che mi scadesse quello vecchio, tanto che ho dovuto dare le dimissioni 2 giorni prima della fine del contratto. Un lavoro per il quale non pensavo mi avrebbero mai presa, dato che ero largamente, ampiamente e abbondantemente over-qualified. E invece no.

lunedì 2 giugno 2014

SENZA SENSO

Su questo prossimo post avevo l'imbarazzo della scelta. Negli ultimi tempi sono successe tante cose.

Ho ripreso ad inseguire il mio sogno, quello che avevo abbandonato 2 anni fa lasciando Bruxelles e cercato di soffocare, ma che in realtà è la mia vera passione?!

Ho trovato miracolosamente un nuovo lavoro 2 giorni prima della fine di quell'altro, tanto che ho dovuto rassegnare le dimissioni in fretta e furia?

Ho iniziato la mia piccola battaglia contro il sistema, decidendo di non stare più zitta ma denunciando il marcio del mio settore parlandone con l'Assessore e i giornali?!

Il destino è un beffardo schifoso, e quell'uomo che credevo la mia anima gemella, col quale ho chiuso a fatica 3 mesi fa, ora si è invaghito di quella zoccolaccia della mia ex amica Nina?! 

Avevo tante cose da raccontare, che non sapevo da quale cominciare. Finché ieri sera alle 23.30, mentre svaccavo sul divano davanti alla tv, pregustando il lunedì festivo, squilla il telefono: la mia amica Nìa, che non mi chiama mai, soprattutto a quell'ora. Avrà litigato con l'amica Betty ho pensato, era nell'aria. E invece no. , mi dice, brutte notizie.
E' morto Marco.
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